Vado in Irlanda
A gennaio vado in Irlanda con mia sorella ed una sua amica.
Roba da matti, ma chi me lo doveva dire che io me ne sarei andata in Irlanda.
Tutto fatto, biglietto elettronico già sulla credenza del salone e programmuccio di tutto rispietto elaborato con la sister. Pub fino alla chiusura, danze irish scatenatissime con i locali, niente musei e monumenti, solo puro e sano divertimento.
Vorrei portarmi la borsa calda, ma mia sorella mi ha detto non cominciare con le cose da vecchia e mi ha tarpato le ali. L'altro giorno le ho fatto un defilé con i berrettucci di lana più carini che avevo, compreso quello da elfo comprato in Norvegia con la punta che scivola verso la schiena. Tu sei pazza che ti metti ste cose e io con te non ci cammino è stata la risposta. Ma le pillole per la pressione me le posso portare? O devono farmi morire in terra irlandese che poi per sdoganare la salma ci vuole un casino?
Saremo ospiti di mia nipote che fa l'Erasmus lì. Belle comode nella sua casetta in affitto trascorreremo una settimana tra brume, pioggia e umidità varie.
La ragazzuola ci ha segnalato due pub per noi, che poi non ho capito cosa vuol dire “per voi”. Temo che saranno ritrovi pieni di pensionati ubriaconi sonnacchiosi, come il circolo dei reduci di oltremare che c'è qui. Temo anche che ella ci accompagni lì a braccetto e dicendoci vi vengo a prendere più tardi mi raccomando, svolti l'angolo ed entri in uno di quei meravigliosi pub irlandesi pieni di baldoria e bei giovanotti.
Ho intenzione di ballare come una matta la irish dance, anzi mi sto esercitando con i video di youtube, ma ancora non mi riesce bene.
In quella settimana, mia sorella ha intenzione di cucinare alla sua figliola tutto quello che non ha mangiato durante questa permanenza. Io le ho detto che se ha intenzione di passare tutto il giorno davanti ai fornelli, mi organizzerò con la sua amica che però è stata operata al ginocchio che quando le fa male lascia tutti e tutto e corre (si fa per dire) a casa. Non vorrei che mi lasciasse sola chissà dove che io con la lingua mica me la cavo egregiamente. Però a segni potrei farmi accompagnare al pub più vicino e lì ordinare una bella birra irlandese e ascoltare magari un po' di musica e chiacchierare (si fa per dire) con qualcuno (anche un pensionato ubriacone e sonnacchioso) e raccontargli la mia vita a lui e lui la sua a me per poi brindare (ma con la birra si brinda?) e urlare offro da bere per tutti (traslate google mi dice I offer from drink for all) e così tutti applaudono gridando viva l'italiana e magari trovo pure uno che suona il violino in modo meravigliosamente irlandese.
Non vedo l'ora...
Ecco i pub segnalati

La mia amica Rosi, l’altro giorno mi ha segnalato l’esistenza del sito vedogratis.com.
E’ un sito nel quale si possono vedere film abbastanza recenti senza bisogno di registrazione o di scaricare nessun programma.
Ok va bene, detto e fatto.
L’indomani ero davanti al pc a cercare un bel film da vedere.
Piccolo particolare, ero in ufficio, ma avevo una maledetta voglia di non fare un cazzo.
Metto cuffia, seleziono film, mano sul mouse per cambiare sito immediatamente in caso di pericolo.
Titolo del film: “Hard Candy”.
Ehi, un momento, trattasi di film thriller e non a luci rosse, nonostante il titolo.
Vabbè, dico, una visioncina di un thrillerino leggero, mi alleggerisce la pesantezza del martedì e via con play.
Avvincente q.b., il film si snoda in una trama compatta con colpetti di scena e dialoghi niente male. Montaggio egregio, storia semplice e non banale ma gradevolmente tessuta con un ordito di suspence notevole.
E qui mi frego. Suspence notevole…
Non vi sto a raccontare tutta la trama, perché ne sono certa, ve lo andrete a vedere di corsa, vi voglio soltanto rendere partecipo di quanto segue.
La scena si svolge in una casa, vittima legata su un tavolo, carnefice con bisturi che sta per iniziare la castrazione.
E’ una scena lunga della serie, lo fa non lo fa, lui si dibatte, prega di non farlo, urla pietà, infine il carnefice prende il bisturi e inizia descrivendo nei particolari ciò che fa.
E’ a questo punto che comincio ad avvertire una leggera nausea. Non si è vista una goccia di sangue, ma io inizio a sudare freddo e un fastidioso ronzìo alle orecchie mi offusca l’audio.
So che se dovessi cadere svenuta, rimarrebbe aperta la schermata della vittima col pirullo di fuori, che non si vede ma si intuisce, la mia chat preferita messa ad icona, facebook pure dove ci stanno scritti i cazzi miei, e un paio di webcam puntate su Gloppen in Norvegia.
Metto la testa fra le gambe e penso al pirullo della vittima coi suoi pirulli che sta per perdere per sempre. La nausea mi sale fino al mesencefalo, scende fino all’osso pizzillo, poi risale di nuovo lungo la carotide esangue.
Spengo tutto allungando il braccio che pesa tre quintali e rimetto la testa fra le gambe. Mi sfugge un lamento.
“Che hai perso?” mi fa la mia collega.
“Niè…” faccio io.
“Ma dai che sei bianca!”
“No sai forse è la dieta” sussurro io con la bocca impastata.
“Spè che ti prendo un succo di frutta, metti le gambe alte dai, ti aiuto? Prendo due sedie? Mi sa che esageri con sta dieta” “Oddio come sei bianca”
Mi riprendo dopo 3 cucchiaini di zucchero, un sacchetto di patatine e un bicchiere d’acqua.
Ma porca miseria, domani sarò sola in ufficio e già mi pregustavo “The exorcism of Emily Rose”.
Mi sa che dovrò ripiegare su “Tutti insieme appassionatamente”.
Qualcuno ha visto come finisce “Hard Candy”. Lo castra davvero?
Ditemelo per favore.