venerdì, 29 agosto 2008

postato da: lofoten alle ore 14:59 | link | commenti (11)
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martedì, 19 agosto 2008

Son le 8:05.

Anche oggi, dopo dieci gocce di lexotan, mi sento davvero in forma.

Bell'aria fresca, ufficio deserto e tanta voglia di mare, ma di quel mare che non ci sta proprio nessuno. Io, la casa ambulante, lui e magari un paio di figlie. Poi, nessuno.

Com'è bello il mare deserto. Spiaggia tua, monnezza tua, sole tuo. Tutto messo lì apposta per te. Goditelo.

Però io sto qui dietro la scrivania col clima a due che fa sfush.

Ho una fibra robusta. Passo indifferentemente dai 40° che ci son fuori ai 15 dei negozi, ai 23 dell'auto, ai 30 di casa e ai 24 della notte, nell'intimità notturna dell'aria condizionata da alcova.

Non un mal di gola, non un accrocchio. Ma chi l'ha detto che gli sbalzi di temperatura fanno male?

postato da: lofoten alle ore 07:20 | link | commenti (15)
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giovedì, 14 agosto 2008

 

Salve care amiche e cari amici.

Tra un po' arriverà l'autunno ed è il momento, quindi, di prepararci per i nostri passatempi preferiti, in questo caso, la creazione di un bel centrotavola autunnale per le nostre cene autunnali.

Qui di seguito riporto integralmente un chiarissimo tutor fotografico russo, ove spiega, in poche mosse, come creare un bel centrotavola per le nostre cene autunnali.

Però prima vorrei darvi, se me lo consentite, alcuni piccoli consigli.

  1. appena cadranno le prime foglie, correte subito a raccoglierle prima che esse si imbrattino con la pioggia o si sporchino con le puppù dei nostri beneamati cani.

  2. strofinatele leggermente con un panno appena umido e lasciatele asciugare all'aria in un posto non ventoso, altrimenti rischierete che il centrotavola lo faccia il vicino prima di voi.

  3. Eseguite passo passo il tutor qui sotto riportato allenandovi bene bene.

  4. Quando sarete certe della vostra abilità, potrete creare il vostro centrotavola autunnale per le vostre cene autunnali.


Se gentilmente il nostro amico Stratos vorrebbe delucidarci sul nome dell'albero da cui provengono le foglie del seguente tutor, avremmo un'informazione in più.

Un'ultima cosa importantissima: la bella e pacioccona signora russa che vedete alla fine del tutor non sono io.

Buon lavoro, care amiche e cari amici.










































































postato da: lofoten alle ore 09:39 | link | commenti (25)
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martedì, 12 agosto 2008

 

 

Non ho voglia di lavorare oggi.

Sono sola ed è il 12 agosto.

Condizionatore a mille, piedi freddi e poche macchine che passano per la strada.

Da qui, vedo la mia pandina gialla tutta piena di cacchette di piccione e di resina colata dai pini che fanno ombra alla mia casa.

Sono quattro pini enormi che quarant'anni fa, chi ci abitava, comprò per pini nani e li piantò l'uno accanto all'altro, come si fa coi bulbi dei tulipani. Il risultato è un'unica fronda che fa da ombrello a tutta la casa.

Lì si rifugiano merli, gazze e piccioni.

I maledetti piccioni che mi scagazzano la macchina sui vetri, sportelli e maniglie.

L'altro giorno uno sbattere di ali, uno smuovere di fronde ha attirato la mia attenzione.

I maledetti stavano mettendo in pratica il kamasutra dei volatili proprio sulla mia testa e di sicuro non stavano usando anticoncezionali.

-Basta.-

La voce di Leo uscì dalla poltrona, sfiorò tre telecomandi, carpiò sul tavolino, fece un salto mortale sulla tazzina coi resti di caffè e tuonò come un rombo di tuono lontanissimo nelle mie orecchie.

-Ma basta cosa?- feci io timidamente.

Si scollò lentamente dalla poltrona, lasciando l'impronta di sudore sul lenzuolo bianco messo lì a protezione della tappezzeria consunta che tiene caldo d'estate e freddo d'inverno, e aprì il cassetto del mobile lungo.

E' nel mobile lungo che teniamo le cose che non vorremmo mai che le ragazze trovassero perché sarebbe la fine. Entrerebbero a far parte della sesta dimensione a fare elenco nel catalogo degli “Introvabili”.

Cuffie stereo, un numero spropositato di caricabatterie, prolunghe, doppie e triple spine, cavetti e batterie, penne e matite dell'ikea.

Ma loro, le ragazze, sanno benissimo dove trovare ciò che noi non vorremmo mai che loro trovassero.

Lo trovano, lo usano e lo rimettono a posto in posti a noi totalmente sconosciuti e dei quali, poi non hanno più memoria.

Leo quindi, aprì il cassetto, prese la scatola nera, tolse lo spago che la legava e levò il coperchio.

Il tappo rosso dell'arma opaca brillò nell'afa della stanza e il foglietto delle istruzioni svolazzò per un attimo sotto le pale del ventilatore.

La caricò coi minuscoli pallini argentei e uscì sul terrazzo guardandosi prima a destra e poi a sinistra.

Con l'avambraccio si deterse il sudore e sparò.

Un frullo d'ali si levò dai rami e una pioggia di aghi di pino cadde sulle sedie di plastica verdi.

-L'ho preso. Forse due.-

I colpi sparati furono tanti. Dei cadaveri nemmeno l'ombra.

Forse andarono a morire lontano i volatili, come fanno gli elefanti. Penne, nessuna e manco il famoso e rosso sangue di piccione. Neanche l'ombra.

Colò invece pietosa ed abbondante la resina dalle micro ferite dei pini.

Come madre dal cui capezzolo ebbro, sgorga la linfa vitale, ecco che dai rami scendeva giù, dritta sulla mia panda giallina, la resina. Complici, i 40° all'ombra.

Resina che tutto copre, resina che tutto ingloba.

Gocce appiccicose, epilogo di un delitto senza vittime, colavano come un plasma trasparente su vetri, sportelli e maniglie.

In lontananza si udiva un frullo quadruplo di ali e il tubare lussurioso dei piccioni.

Ora le loro scagazzate venivano ricoperte dal secreto arboreo, come ambra che racchiude un dono prezioso, antico di milioni d'anni.

Questo è tutto.

Leo ogni tanto solleva la testa dalla sua postazione davanti al televisore, prende il telecomando e fa bum bum verso gli amati pini.

I piccioni si danno il turno nella cova.

Tra quindici giorni i lieti eventi.

 

postato da: lofoten alle ore 10:16 | link | commenti (17)
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mercoledì, 06 agosto 2008

0608_2135

Mail

Vederti mi ha stupito un poco. Poco, perché in fondo sapevo com'eri.

M'ha stupito il fatto che il tempo t'abbia dato in aggiunta fatti e avvenimenti strani, magici e curiosi, dove la mia logica si ferma e s'insabbia.

Ti ho ascoltato adorante e il tono della tua voce mi ha persuaso su cose accadute e su quelle ancora da accadere, dolcissima nonna costruttrice di shuttle.

Una vera nonna con la dentiera che nulla toglie a quel sorriso e a quello sguardo blu che da ragazza avrei voluto possedere anch'io.

Nonna che crea, costruisce, taglia, martella, disegna, leviga, incide, lasciando da parte il messale e i discorsi dei vecchi, dai quali spesso fuggiamo ma che con estrema facilità facciamo anche noi.

Avrei voluto dedicare più tempo a guardare ogni angolo della tua casa, cassetti, scatole, soprammobili, quadri e sentire la loro storia e la tua, in un intreccio di odori di erbe ed essenze.

Avrei voluto stare con te a guardare il mare ma avrei sentito un'infinita nostalgia di come eravamo percuotermi dentro.

Le foto di Claudio sulle scale e il ricordo di lui che si appanna, ma che subito si fa vivo e come una vampata torna con la sua bellezza straordinaria di ragazzo poco più che adolescente.

Il tempo che passa e che cambia i nostri corpi e la mente, vela i ricordi, approssima il futuro, intristisce con più frequenza per la consapevolezza che il più è fatto e opacizza il presente con l'interrogativo di quanta strada ci resta da percorrere.

Ti voglio bene, Fulvia.

 

Che io possa abbracciare tutto.

Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici.

Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano.

Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui.

Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare.

Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre

di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

                                                                                             Laura

 

postato da: lofoten alle ore 10:13 | link | commenti (14)
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lunedì, 04 agosto 2008

 

Sassi

 

Non avevo mai visto un'ambulanza travestita da gelataio ambulante.

Alle 17,00 in punto s'ode un'inquietante musichetta da carillon provenire dal fondo della polverosa strada.

E' il gelataio col suo furgone di origine britanniche che arriva a deliziare i palati dei bagnanti, mentre soffia a raffiche il vento caldo africano.

Più in là, alcuni temerari con le macchine volanti, hanno issato un manicotto per il vento. Vedo solo che ogni tanto piega ad est o sul mare ed è qui che il vento cambia e arriva per un attimo la frescura da chissà quali terre.

Il sole cala, ed è questa l'ora giusta per portare a spasso il gregge.

Un gruppo di pecore color terra arranca per la strada, sparendo nella foschia che sollevano, fatta di sabbia terrosa e polvere. Un cane che abbaia e un ragazzo che a tratti grida ricongiungono le bestie che si allontanano.

Le auto, le persone e i camper sono figure indistinte a pochi metri dalla battigia.

Oggi, la giornata, è la fotocopia di ieri.

Siamo arrivati ieri a mezzogiorno qui ai “Sassi Bianchi”.

Era la prima volta che si veniva di 3 agosto e la preoccupazione di trovare il pienone era superata dall'ansia di veder spuntare i vigili che avrebbero cacciato via i camper comodamente parcheggiati in riva al mare.

“Signori, questa è una spiaggia libera e non un campeggio, circolare per favore!”.

Ma noi, grandi conoscitori della legge che regolamenta queste situazioni, avremmo saputo cosa rispondere.

“Pietà la prego signor vigile. Ci spostiamo immediatamente laggiù tra le sterpaglie dove l'afa supera i 40°, sì proprio laggiù tra i rifiuti, mi farà bene ai reumatismi, ma non ci cacci via, pietà la prego”.

Ma a volte la realtà non supera la fantasia. I vigili non li abbiamo visti arrivare affatto e c'era tanto spazio disponibile per tutti. Chi era già lì, era organizzato in modo tale che si capiva lontano un miglio che qui, i vigili, forse non passavano da anni.

C'era una tenda formato famiglia allargata e una piccola costruzione in legno accanto, con due finestrelle. Un bagno? Un pensatoio? In effetti il bagno è un po' pensatoio, ma le due finestrelle ci lasciavano perplessi. Maschi e femmine? O un bagno e una doccia?

Più avanti alcune auto facevano da perimetro ad un gazebo che ho capito che è molto meglio di più ombrelloni, perché sotto ci puoi mettere la nonna, il nonno, i suoceri, i bambini e puoi cambiare indifferentemente il pannolino  agli uni e agli altri. Infine ci cucini pure, ti fai il riposino sul materassino e se proprio non vuoi che gli altri ti guardino, si possono organizzare delle tende con i parei e gli asciugamani.

 I gazebi erano proprio tanti, più o meno spartani.

Alle 14,00 quando picchia il sole, inizia un lento esodo di gente dai gazebo più umili (senza lo sfiato sopra si forma sotto una cappa dove la temperatura supera a volte anche i 52°).

Si muovono col passo lento di chi ha la pasta al forno attorcigliata ancora all'epigastrio, c'è chi si dirige verso l'ombra creata dalla propria auto, ma solo quelli bassi e molto magri, chi dietro le sterpaglie con la carta igienica in mano.

I gazebo con sfiato dei benestanti invece hanno il bagno accanto, cioè una tenda a mo' di parallelepipedo all'impiedi per intenderci, contenente un wc chimico, con tanto di tavoletta per le signore e tanti bidoni pieni d'acqua che fanno da peso sulla tenda stessa per impedire che svolazzi.

Un manicotto per il vento ben visibile anche da lontano è piantato accanto al gabinetto come ad indicare a chi si dovesse allontanare troppo “noi siamo qui e il nostro bagno è questo non andate da quello dei vicini”. Invece serve solo ad indicare da dove soffia il vento per chi volesse praticare il volo a vela dopo aver trangugiato ettolitri di vino, salsiccie e costate rigorosamente alla brace.

I camper invece, sono ordinatamente (più o meno) sui sassi bianchi o quasi.

Stanotte dalla mia finestra la brezza marina muoveva i miei capelli e il rumore della leggera risacca sui sassi mi ha ritardato il sonno.

Verso le 13,00 si leva dalle postazioni una nube bianca e l'odore di braciole arrosto arriva fino al largo.

Ma c'è chi esce fuori dal coro.

Da una postazione sale del fumo nero. Gli occupanti si danno un bel da fare ad attizzare il fuoco dando giù di bicchieri, bottiglie, pannolini usati, il tutto lanciato da debita distanza e non sempre fanno centro, per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista.

Poi, sulla nube di diossina, mettono una bella griglia con la carne, continuando ad alimentare la brace al petrolio (accidenti con quello che costa) con bottiglie e bicchieri. Ne hanno una scorta interminabile...

Vanno via, senza prima lanciare sulla brace e dintorni, ulteriori bicchieri e piatti. Forse si sono portati pure l'immondizia da casa e quella del vicino.

Ora basta! Il gazebo vicino, quello col manicotto e il bagno a parallelepipedo protesta, noi applaudiamo ironicamente gridando “bravi, bravi”, io mi alzo dalla sedia a sdraio (uffa che fatica mi ci ero quasi fusa) lanciandogli indicazioni acidissime su dove stanno i cassonetti.

Lanciandoci a loro volta improperi, mettono il prendibile con il rischio di ustionarsi, in un capiente sacchetto per la spazzatura (l'avevano ma se lo volevano risparmiare) e vanno via sgommando, non senza prima averci deliziato con lo stereo a mille.

Ecco il lontananza l'ambulanza-gelataio con la guida a destra.

La mia amica Rosi l'ha aspettato tutto il pomeriggio e ora non vede l'ora di leccare un bel ghiacciolo al limone.

Il suo carillon entusiasma i nostri vicini francesi che a bordo di un piccolo furgoncino sono arrivati fin qui con due nipotini. Alzano il tetto a soffietto e così si può stare in piedi, però non capisco se ci sono i letti e il gabinetto.

Mentre ci facevamo il bagno sbirciavo all'interno del furgoncino. Una donna si muoveva come se stesse preparando da mangiare e un lembo di tovaglia sventolava al suo interno.

Ora sono contenti che ci sia il gelataio e il nonno gli fa il gesto di far suonare di nuovo il carillon mentre compra il gelato ai nipotini.

Anche la mia amica Rosi è contenta.

Ma non ho raccontato cosa abbiamo fatto in questi due giorni di mare.

C'era un giovane gabbiano che volava bassissimo e...


postato da: lofoten alle ore 08:55 | link | commenti (1)
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venerdì, 01 agosto 2008

(sarebbe stato troppo facile mettere la foto di un gabbiano)

 

Son cose

 

 

Non sono mai andata in palestra.

Però, vi giuro, ho una presa così precisa che io stessa mi meraviglio. Sono capace di afferrare un qualsiasi oggetto, di varie dimensioni, lanciato da una distanza che pochi esseri umani sarebbero in grado di prenderlo al volo con una presa così precisa come la mia. Credo che dipenda da un fatto genetico, in quanto non sono mai andata in palestra e non ho mai fatto allenamenti specifici.

Oggi Pino, mi ha tirato una penna dalla scrivania di fronte gridandomi “c’è un’etichetta con su il tuo nome, tiè è tua”. Io l’ho presa a volo con una punta di orgoglio malcelato, alzando il braccio sinistro ed estendendolo tutto a sinistra. Non ho fatto fatica né sforzo particolare. E’ un dono che mi porto dalla nascita. Lui è rimasto meravigliato e di certo avrà pensato “questa confonde righe con roghi, figuriamoci se prende una penna a volo”.

Una volta, sempre con la mano sinistra, ho afferrato un gabbiano che volava basso accanto a me. L’ho afferrato mentre volava. M’ha guardato meravigliato mentre tendevo il braccio e sicuramente avrà pensato “ questa confonde lucciole per gabbiani, figuriamoci se mi afferra”.

E invece l’ho preso, l’ho accarezzato e gli ho chiesto se sapeva perché i gabbiani che svolazzano sopra le gru al porto di Palermo sono muti, a me che piace sentire invece le loro grida.

E poi  gli ho domandato pure perché svolazzano sopra Villa d’Orleans che non c’è mare e manco una discarica, ma solo la sede del Presidente della Regione Siciliana.

Non mi ha risposto.

Mi ha beccato il polso con quel suo becco arancione e con uno slap di ali è fuggito.

postato da: lofoten alle ore 18:28 | link | commenti (3)
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Che io possa abbracciare tutto. Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici. Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano. Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui. Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare. Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

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