venerdì, 11 aprile 2008

 

Husøy - Isola di Senja - Norvegia

Ispirata

Improvvisamente stamattina mi sono accorta che gli alberi di Viale Michelangelo hanno messo le foglie.

Ci sono cose dell'inverno che non riesco a sopportare, come i rami nudi e il cielo grigio compatto.

Poi, improvvisamente mi meraviglio nel vedere, come una sorpresa, le foglie verdi e giovani che brillano al sole che arriva tagliente al mattino presto. Anche il fico di fronte la mia casa ha messo le sue foglie e i gatti in calore lasciano i loro umori per marcare il territorio.

E io sto nell'attesa, come ogni anno, della bella stagione. Un ciclo che si perpetua ed io non mi abituo. Mare, sole, viaggi. Il viaggio. Il viaggio estivo col mio camper verso il nord quest'anno. Germania. Ed io mi sentirò un po' più vicina alla Norvegia, anche se sempre lontana.

La mia Norvegia, che nostalgia...Mi fa piangere come un amante che non ne vuol più sapere, come se fosse un'estate corta un giorno, subito coperta dall'inverno. L'inverno in Norvegia, come vorrei andare lassù fino alle isole Lofoten per vederle ammantate dalla neve che arriva fino al mare. Mi far star male non essere lì quando lo voglio. Mi far star male non potere sentire le grida di quei gabbiani grossi e bianchi, non potere sentire il silenzio di quei luoghi così poco abitati e non poter vedere i giochi di bimbi lasciati lì nei giardinetti delle case senza cancelli, dove appena esci dalla porta calpesti il verde del bosco accanto e dove stendi i panni sui fili di uno stendino a raggiera piantato nell'erba.

Voglio stare a guardare quel mare scuro che alle isole Lofoten diventa smeraldo sul bianco delle spiagge, seduta a guardare il sole che basso all'orizzonte scivola in linea retta per poi risalire di nuovo. Voglio sentire il freddo pungente e il vento che sferza Andenes e i suoi scogli piatti. Voglio sentire il caldo mite di Reine e guardare Husoy dall'alto, Husoy che pare appoggiata sul mare, dove la gente sta nelle case, dove c'è un sentiero che ti porta fino al faro.

Lì mi sono seduta tra il muschio. Mentre un gatto si strusciava contro le mie gambe e un peschereccio tornava a casa circondato da gabbiani in festa, ho guardato i boschi dell'isola di Senja che scendevano fino al mare scuro e mi sono sentita grande e poi piccola, confusa e commossa, felice e malinconica.

Respiravo quell'altro odore di mare che non era il mio, tenevo tra le dita sassi e terra che non mi appartenevano. Ero in Norvegia. E me lo dicevo sottovoce.

postato da: lofoten alle ore 08:56 | link | commenti (34)
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mercoledì, 09 aprile 2008

 

Palma (dettaglio) Stampa artistica di Chad Barrett

Palme



Il mio amico romano Peo, è da un po' di giorni che mi dà il tormento con la storia della palma.

Egli ha passato la sua gioventù cagnola in quel di Via Ammiraglio Rizzo e le due storiche palme alla fine della strada, hanno per lui un significato particolare. Ecco uno dei suoi innumerevoli racconti sulle sue palme. “…Mi divertivo a sistemare le reti sotto la palma per catturare i pappamosche e i fringuelli. La rete si metteva a cerchio tramite un sistema di cordicelle e canne di fiume, poi con uno strattone, si faceva richiudere sugli uccelli che vendevamo al mercato di via Moltalbo. Alle volte usavamo pure la colla, ma poi non li voleva comprare nessuno perché erano tutti spennati. Un giorno decisi di fare pulizia, in troppi avevano gettato rifiuti e copertoni sotto le palme. Presi un cerino e diedi fuoco al materasso che oramai era lì da mesi e wwrooommmmm in cinque minuti pulizia era fatta...certo i topi cominciarono a correre per tutta la via Ammiraglio Rizzo e un pezzo di facciata del palazzo dove io abitavo, al n. 74, diventò tutto nero…ma le mie palme finalmente erano libere di respirare senza più rifiuti…certo una era un pochino bruciata…vabbè quasi tutta bruciata, però erano libere…amavo quelle palme…”

Purtroppo di palme ne è rimasta solo una, e quella che sfiorava la finestra del Peo adolescente non c'è più per motivi a me sconosciuti.

Peo ed io facciamo a gara a chi racconta più fesserie. L'altra volta, dopo che lui mi aveva raccontato che avevano prosciugato il lago di Vico, posto delizioso vicino Viterbo in cui mi fermo ogni anno durante le mie salite camperistiche verso il nord, ho ribattuto prontamente la seguente.

-Certo è un peccato che hanno prosciugato il lago di Vico, ma lo sai che la palma, quell'unica rimasta nella tua adorata Via Ammiraglio Rizzo, non c'è più?

-Come non c'è più...?-

-Ma dai non sai nulla del punteruolo rosso?-

-E che è, un arnese di un falegname di sinistra?-

-No. E' un killer egiziano arrivato in un container via nave dall'Africa.-

-Nooo, la mia povera palma! E dimmi, che ha fatto? L'ha strangolata? L'ha scarnificata col suo arnese rosso fino a farla morire tra indicibili sofferenze? Dimmelo, ti prego!

-Scemo. E' un insetto killer che si mangia l'interno della palma. Scava cunicoli fino a distruggerla del tutto. Le squadre di “abbattitori effettivi” stanno abbattendo, appunto, quelle malate e senza speranza, mentre gli esperti tentano con tutti i mezzi di arginare l'avanzata del killer.

-Sembra un bollettino dell'organizzazione mondiale della sanità reparto ebola quello che mi stai dicendo. Anzi, pare il bollettino dell'F.B.I. alle prese con un serial killer. Senti, però mi viene un dubbio, non è che mi stai raccontando qualche stronzata al solito tuo? E spiegami un'altra cosa. Com'è che su google map la palma si vede? Eh?-

-L'hanno tagliata stamattina e ste mappe non le aggiornano mai.

-Aarghhh...! Mi sento male...

-Allora ritira quella cosa del lago di Vico prosciugato.-

-Ok, la ritiro.-

-E anche quella dell'altro giorno quando dicevi che a nella piazza di Mondello ci devono fare l'Ikea e che a Monte Pellegrino ci devono fare due porno shop zona santuario. Ma poi tu che ne sai che vivi a Roma?-

-Ritiro.-

-Peo, senti. La tua palma c'è ancora. Però la situazione è tragica. Qui si rischia di cambiare il paesaggio siciliano, di stravolgere panorami storici, c'è gente che ha visto massacrare la palma piantata dalla nonna 140 anni fa. Qui si piange nei giardini e si singhiozza nei viali.

-Azz... A Laura ora ce stai a sfracellà. Ah, dimenticavo. Te lo ricordi quel bellissimo parco ad Oslo, bello e pieno de cigni, dove camminavamo a piedi nudi sull'erbetta verde e profumata? Sì quello.-

-E allora?-

Nun c'e sta più. Er maniaco norvegese dei giardinetti se sta a rosicà tutto, erba, fiori, rose, cigni e gelsomini.-

-Scemo, lo gelsomino non c'è in Norvegia.-

-E vabbè, ma manco sto martelletto rosso afgano o come cacchio lo chiami te. Stai sempre a dì stronzate, stai a dì.


postato da: lofoten alle ore 07:56 | link | commenti (8)
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Che io possa abbracciare tutto. Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici. Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano. Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui. Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare. Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

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