

Auto Yoga
Giorni fa, mentre ero imbottigliata nel traffico, ho pensato che un corso yoga con tecniche avanzate di rilassamento, ci vuole nella vita di una persona. Ho anche pensato che frequentare un simil corso ha un certo costo che in questo momento le mie tasche non possono affrontare in quanto vuote o quasi. Quindi, potenza di internet, in casi come questi si digita su google “tecniche rilassamento yoga” e ti stampi tutto lo stampabile che ti serve all'uopo. Così ho fatto.
Ieri, ore 18.30 con pioggia, ovviamente imbottigliata nel traffico in una strada con 15 semafori in 500 metri col risultato che coloro che avevano il verde passavano fino al successivo semaforo che diventava rosso, facendo poi muro davanti a quelli che avevano il rosso così che quando scattava il verde trovavano una barriera e lì a strombazzare come dei matti. Anche io ero fra quelli che avevano davanti il muro di macchine. Oltre, la strada libera, è verde e non puoi passare. Scatta il rosso, il muro, che ora ha il verde, si muove come d'incanto ma tu passi lo stesso anche se hai il rosso perché quando c'era il verde non potevi passare, creando un casino indescrivibile. Tutti con le mani ad indicare gli altri coi finestrini abbassati, mentre i motorini sfrecciano tra i parafanghi a ottanta all'ora spruzzando acqua di fogna ai pedoni che cercano di guadagnare l'altra sponda. Uno schizzo arriva anche sulla mia giacca nuova. Sono sulla corsia degli autobus, mi ci hanno trascinato, non volevo. Dietro ho un taxi che suona tipo pronto soccorso e lampeggia. Non ho dove andare. Mi pizzica sul paraurti piano piano. Una botticella ogni tanto. Prendo il mio foglio con le istruzioni wikipediane sullo yoga e leggo.
Meditazione: comprende una serie di pratiche contemplative che aiutano a sviluppare o aumentare la concentrazione e la consapevolezza di se stessi e, quindi, a migliorare la qualità della vita. La meditazione, grazie a semplici esercizi di respirazione, rilassamento e visualizzazione, permette di vincere lo stress e ritrovare la serenità.
Quindi, medito. Devo raggiungere la consapevolezza di me stessa anche se uno stronzo mi strombazza dietro e mi tocca il sacro paraurti. Respiro profondamente ma una zaffata di smog mi fa tossire mentre dal finestrino aperto arrivano, come una granata, gli schizzi dal tombino otturato. Rinuncio alla meditazione.
Musicoterapia: si basa sul principio che la musica ha una grande influenza sull'equilibrio psicofisico dell'uomo e che il suo ritmo ha effetto sulla pressione sanguigna, la respirazione ed il battito cardiaco. Il paziente soggetto ad ansia o stress può raggiungere uno stato di relax e di calma ascoltando i brani musicali più indicati per lui, individuati e selezionati da un musicoterapeuta.
Freneticamente cerco una stazione che trasmetta musica ad hoc, ma trovo solo hip hop e Radio Maria che insiste col programma “Una voce cristiana nella tua Panda” condotto da Suor Orsola Carmela. Spengo e mi appoggio alla radio del vicino che ahimé manda in onda le ultime fatiche di qualche gruppo metallaro o metallico come cippa si dice, roba da bucare i timpani, però a parte i capelli “a leccata di mucca” il tipo sembra che abbia la faccia di uno che ascolta musica “ anke leggera e quando capita anke classica”. Mi concentro sul mio battito cardiaco. Il taxi mi da un'altra spintarella. Ora sono sicura di sentire extrasistole e una leggerissima fibrillazione atriale al ventricolo sinistro, ma non desisto. Mi occorre subito un musicoterapeuta. Un vigile con fischietto incorporato andrebbe benissimo. -Senta...mi scusi...non è mi fischierebbe “Suoni e musiche dalla foresta”? Magari un ruscelletto che vien giù verso la valle? -
Nel frattempo passano quelli che prima avevano il verde e che ora hanno il rosso tra gli strombazzi di quelli che hanno il verde. Tutti con le bocche aperte a sputarsi addosso insulti.
Rebirthing: insegna a rallentare il ritmo respiratorio rendendolo anche più profondo per aumentare l'ossigenazione del sangue e favorire l'eliminazione delle tossine. In questo modo si raggiunge una sensazione di benessere che aiuta a lasciarsi andare e a stare bene con sé stessi.
Provo a rallentare il ritmo respiratorio ma mentre sono in apnea il taxi dietro mi illumina con le sue fotoelettriche e mi dà un colpetto. Tossisco, sputo il lavoro del dentista e finalmente raggiungo la sensazione di benessere che aiuta a lasciarsi andare e a stare bene con sé stessi e lancio l'urlo liberatorio.
-Ma la vuoi minchia finire di toccarmi dietro? Scendi che ti faccio un culo così-
Butto alle ortiche la borsetta del Louis e vesto la tuta dei black-blok. Tolgo il fard rosa pesca e mi tingo coi colori di guerra. La Panda è ormai un mezzo da sbarco in Normandia, imbraccio l'ombrello come un kalashnikov ma intanto il semaforo cambia.
Rosso.
Sgommo e passo.
VIRTUAL TOUR

Siccome non ho un tubo da fare, o perlomeno sono assalita da una forma galoppante di noia, proverò a descrivervi cosa c'è sul mio tavolo qui in ufficio, in modo tale che vi sentirete quasi come se foste accanto a me in questa panoramica virtuale da sinistra a destra, con moto circolare. Se poi avrete la misericordia di leggermi ancora vi dirò un giorno cosa c'è alle mie spalle e di fronte.
Allora. La mia scrivania è una scrivania normale da ufficio grigia con cassettiera a tre cassetti incorporata.
A sinistra, sul bordo superiore, al limite, c'è la stampante laser b/n. Stampa che è una bellezza e velocemente tutto quello che prendo dalla rete (ricette e salute, viaggi, ecc.). Appoggiate alla stessa ci sono due casse acustiche che tengo accese solo quando ascolto musica new age e la mia collega mi dice sempre ma chi è che suona ste campane? Una volta, le ho accese che si sentiva il sottofondo del mio blog, ovvero gabbiani & mare e lei estasiata ha detto che bello però lavorare di fronte al porto si sentono pure i gabbiani. Accanto alle casse c'è una pila di fogli d'archiviare che non so dove mettere. Alcuni stanno dentro un foglio A3 con su scritto grande ARCHIVIARE. Accanto c'è una ciotola con dentro una piantina finta col vasetto rotto (è stata la tenda che con un colpo d'aria si è sollevata e ha trascinato per terra tutto), dentro la ciotola ci sono anche conchiglie, due rose del deserto colorate, un galleggiante da pesca e una tavoletta piccola che raffigura un angioletto vittoriano. Si prosegue con un boccale di ceramica dipinta ( a casa ne ho altri cinque) che comprai con 5mila lire trovate per terra di fronte ad un meccanico. Dentro ci sono due pezzi di legno presi su una spiaggia.
Otto riviste specializzate di un istituto culturale romagnolo sono poggiate tra lo scanner e la suddetta ciotola. Sullo scanner poso di solito la mia giacchetta autunnale che a volte è rosso mattone o azzurra. Segue in ordine, la mia borsa, la guida della Germania, tappetino del mouse che raffigura la nascita di Venere, tastiera, io che pigio sui tasti come se zappassi, altra pila di fogli, carpette con sopra altri sei numeri della rivista specializzata di un istituto culturale romagnolo, spillatrice verde, una forbice, quattro penne, un calendario da tavolo (è ovvio vi sto descrivendo cosa c'è sulla scrivania), un cestino con le graffette, un porta graffette, il carica batterie del mio cellulare perennemente inserito e per finire siamo arrivati di nuovo alla stampante con inserito un foglio appena stampato dove chiedo. a chi di competenza, cortesemente, un'altra scrivania più grande, naturalmente.
Dimenticavo...di fronte a me c'è un vecchio catorcio di computer che affettuosamente chiamo cartoccio e sto nome a volte mi fa pure venire una fame tremenda che devo scendere al bar di corsa.

Mi piace scattare le foto dei momenti più belli.
Ne sento la necessità. Nel momento in cui trattengo in eterno il momento, trovo che sia appagante quando dopo tempo, si sfoglia il computer per guardarle.
Ma non è così.
Provo un infinita nostalgia di quei momenti, anche se recentissimi, e non riesco a gioire del ricordo come avevo previsto. Mi rattristo dell'attimo che passa e che diventa inafferrabile per sua natura. Però fermo ugualmente la sua fuga verso il passato in un'istantanea, ormai digitale, che toglie il piacere dell'odore della carta e del rischio di vedere scomparire tutto nel degrado chimico del tempo. Ma a che serve se poi mi angoscio? Penso che l'immagine sia più forte del ricordo e che aiuti a sentire gli odori, le risate e il calore di affettuosi abbracci. Ma sfoglio e fanno male.
Non riesco a non pensare cosa farei se mi venissero a mancare e se poi il ricordo dovesse appannarsi e scomparire. Confondere fatti ed eventi nel pulviscolo dell'affanno della mente, non potrei sopportarlo così come la certezza di non vedere mai più dei luoghi che amo.
Quindi catturo l'attimo fuggente e nell'attimo che passa sono felice di averlo intrappolato. Salvo poi ad angosciarmi nel momento in cui lo guardo. Già, non riesco a venirne fuori...