giovedì, 30 agosto 2007

ECCO IL COMMENTO DI PERSONALITACONFUSA SUL MIO BLOG!!!

L'ORIGINALE E' INCORNICIATO E STA NEL SOGGIORNO SOPRA IL RITRATTO DI ZIA ADELAIDE.

Confu§o mi ha commentato.

Non resisto. Devo assolutamente rendervi partecipi di quanto mi accadde il 5 febbraio 2007 alle 12:20 e che in pochi videro.

Chi volesse vedere il mio post in questione se lo cerchi che non so mettere il coso, là come si chiama. Link?

postato da: lofoten alle ore 19:10 | link | commenti (7)
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martedì, 28 agosto 2007

 

Laura andò a letto.

Chiuse le persiane e tirò la fitta tenda verde scuro per non fare filtrare il sole inclinato. Alle tre si svegliò.

Il profumo degli aerofori nella stanza di fronte le inebriò per un attimo le narici, si tirò su il piumone e si guardò intorno.

Le piaceva svegliarsi all'alba o nel cuore della notte ed osservare le sue cose, stando mollemente sdraiata nel suo letto. Le dava un certo senso di sicurezza e di tranquillità. I fiorellini azzurri del saccoletto, la piccola poltrona bianca comprata ad Andenes, il colore caldo del legno del pavimento, il vecchio armadio in ciliegio, i quadri alla parete frutto di un attimo creativo di un tale Gus Joansson di Reine. Ritraeva le cime aguzze e scure delle Lofoten che si specchiavano in un mar Glaciale Artico, per un profano, troppo azzurro per chiamarsi tale. Ma era davvero così, e la spiaggia bianca di Ramberg era la più mediterranea che si potesse trovare a quelle latitudini, così come il suo mare celeste e cristallino.

Laura udiva i gabbiani sul fiordo gridare. Incitavano i loro piccoli a spiccare i primi voli. Si alzò e andò fuori. Il sole era sull'orizzonte, basso e arancione. Tiepido, iniziava ad alzarsi verso est in un'alba mai preceduta dal tramonto, colorando di rosa le montagne scure che perdevano così di severità. Si sedette sulla panchina di legno ed aspettò.

L'acqua immobile del fiordo ebbe un fremito. Dall'oceano arrivava la brezza leggera che increspava appena la superficie azzurra che sembrò quasi rabbrividire come una pelle d'oca. Con essa arrivavano gli odori del villaggio vicino. Pane ai semi di girasole appena sfornato e bocconcini allo zenzero. Le venne fame.

Tra qualche ora Svensson sarebbe arrivato col cesto pieno di leccornie ancora calde e si sarebbero seduti sulla grande pietra scura a sgranocchiare quelle prelibatezze.

Indossò un paio di jeans, una maglietta bianca, le scarpe da tennis blu e si ravviò con le mani i capelli ricci.

Già dalla sua stanza poteva sentire la vecchia auto arrancare su per la salita.

Corse fuori e salutò Svensson.

Insieme, si addentrarono a piedi per il piccolo sentiero tra i faggi che conduceva alla grande pietra scura in riva al fiordo.

E fu proprio sotto un grande faggio che lui la strinse a sé e la baciò.

postato da: lofoten alle ore 08:15 | link | commenti (13)
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venerdì, 24 agosto 2007

 

Era una piccola casa rossa col tetto di ardesia.

Le finestre con i telai bianchi davano appoggio ai gabbiani che, a volo radente, planavano sull'acqua immobile pizzicandola con le zampette. Ciò provocava la formazione di piccoli cerchi concentrici e i pesci, curiosi,  salivano su dal profondo del fiordo in cerca di libellule.

Tutto intorno era pieno di libellule e farfalle.

Gli insetti si levavano dall'erba al primo tepore del sorgere del sole e tenendosi a mezza altezza, si posavano appena sulla rugiada e poi spiccavano il volo verso il fiordo. Il loro fine era forse quello di passare all'altra riva, ma non riuscivano nell'intento e allora toccavano la superficie dell'acqua quel tanto che bastava ad appesantirli. Con la forza della disperazione tentavano di riguadagnare il cielo, ma ricadevano come foglie morte facendo dei piccoli cerchi sull'acqua azzurra. Ecco allora che un nuovo movimento increspava la superficie e se si guardava attentamente, si poteva vedere la punta della bocca del pesce aprirsi e richiudersi su quelle belle ali colorate.

Laura amava stare sulla grande pietra scura a pescare, coi piedi nudi nel muschio caldo e umido.

L'erica fioriva spudoratamente e tingeva di macchie porpora il fondo della valle. Da una nuvola leggera, uscivano le cime aguzze delle montagne sorelle, due pizzi scuri, nei cui anfratti esposti a nord, ancora giaceva la neve.

L'aria pungente s'insinuava tra la sua gonna a quadri grandi, girava leggera tra gli steli dei delphinium lilla e si perdeva in fondo alla valle per poi tornare già intiepidita dal sole alto.

Fece un lungo lancio verso il centro del fiordo. Il pesciolino di metallo colorato sprofondò nel blu delle profondità dell'acqua facendo un piccolo rumore che riecheggiò nel silenzio assoluto. Attese che l'esca toccasse il fondo e subito alzò la lenza con due, tre, grandi bracciate e aspettò. Ben presto il cesto che aveva con sé si riempì di merluzzi carbonari e di sej.

Poi raccolse fragole e lamponi lungo il breve sentiero che la portava a casa e inebriandosi del loro profumo chiamò a sé la piccola Shaz. Lei le corse incontro trotterellando con quella sua andatura da lince e si strusciò sulle sue gambe. Il sole era ancora alto.


postato da: lofoten alle ore 08:15 | link | commenti (6)
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giovedì, 23 agosto 2007

Si dice che la maggior parte dei tradimenti avvenga proprio sul luogo di lavoro ed io confermo esattamente quanto si dice. Tanto lo so che questa cosa durerà il tempo di un'estate e finirà con i primi freschi autunnali.

Sono seduta sulle ginocchia del condizionatore. Ventil Sabiana. Che nome esotico! Il nome abbinato alla sua potenza, che arriva fino a tre, mi hanno da subito attratto. Non vedevo l'ora che arrivasse il caldo per provare le sue capacità.

Ventil sa tutto di me, visto che vive a cinquanta centimetri dal mio fianco. E vede tutto. Osserva il mio profilo sudato tra le carte e con uno sbuffo e un trikl trakl eroga quantità inimmaginabili di aria fredda.

Ieri non avevo pace. Spostavo la manopolina a due, poi a tre, poi a uno, poi di nuovo a due, a tre e a uno. Lui paziente mi lasciava fare. Finché ho messo un cartone proprio sulle sue alette per deviare un po' l'aria fredda che mi stava surgelando tipo azoto liquido, il braccio, l'avambraccio e le membrane che avvolgono il cervello. Non l'avessi mai fatto. Poi si dice che sono le donne vendicative. E i condizionatori, no?

Quindi, con un suono degno di incontri ravvicinati del terzo tipo, si è spento. Spento.

L'ho implorato, l'ho minacciato, l'ho pregato in ginocchio verso La Mecca, gli ho detto che me ne sarei presa un altro (c'è Arial Fresh che mi fa l'occhiolino), ma lui niente.

Al che mi so girata e gli ho dato le spalle immusonita. Sai che ha fatto lui? Pian pianino si è messo a funzionare. Un refolo di aria gelida , forse a -4°, si dirigeva con la precisione di un missile intelligente, fra le scapole della sottoscritta, rimbalzava poi dritto sulla cervicale per poi spiaccicarsi sulle ossa del cranio. Io, non me ne sono accorta subito a dir la verità.

Quando accusai una leggera paralisi trilaterale con compromissione del nervo ottico-facciale, per cui presi la facies di uno che si stupisce, tipo stupor mortis, ecco fu a questo punto che capii. Mi portarono a braccia dentro la mia pandina, non senza prima aver acceso l'aria condizionata. Riuscii solo a mormorare Ventil...ho freddo. Poi tutto diventò nero e io vedevo il mio corpo dall'alto, poi la luce nel tunnel...e i sanitari che armeggiavano con la borsa dell'acqua calda sul mio corpo.

Ora sono qui. Lui è venuto a trovarmi al reparto scongelati, con tutte le ventole spente. Mi ha portato una scatola di ghiaccioli ma gli hanno impedito di darmela. Abbiamo fatto pace.

Ora, come ti dicevo sono sulle sue ginocchia. Non so quanto durerà questa storia.

Ma la vivrò fino in fondo. Almeno fino alla fine dell'estate.

postato da: lofoten alle ore 11:25 | link | commenti (3)
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giovedì, 16 agosto 2007

E' quella sensazione un po' strana di ansia e sregolatezza che ti sale su come una fetta di melone rosso. Voglio mandarla via ma inghiotto pezzi di giornate una più uguale dell'altra.

Passo dal divano alla poltrona con la lentezza di un bradipo folle di noia e mi appiccico al computer.

Ebbra di spray per le zanzare voglio cambiare template al mio blog come Gaetano ha cambiato la sua vita.

Ti affacci dietro il velo della zanzariera e vedi gli alberi nebbiosi pieni di quelle tortore ancora vive a cui non hai sparato.

Tra poco verranno e si appoggeranno sul ramo sopra la tua casa come avvoltoi in attesa di mangiare. Faranno il nido e alleveranno i piccoli che poi cresceranno e faranno altre piccole tortore.

E il tempo passa.

T'imbianchi tenendo in una mano la pistola coi pallini di plastica e nell'altra il telecomando.

La ventola al soffitto gira insieme al ventilatore sul treppiede, all'unisono.

Fanno nulla su sky.

Trentacinque gradi anche oggi.

Morti e feriti sulle strade e nel mondo.

Che si mangia questa sera.

E' l'ovvietà, grandissimo alibi da sempre di storie interrotte, che mi fa pensare che potrei morire se mi venisse a mancare.

postato da: lofoten alle ore 13:18 | link | commenti (7)
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lunedì, 06 agosto 2007

 

 

 

Dichiarazione.

Giuro e prometto di non usare altrove il logo di Confu§o se non per la giusta causa.

Dichiaro inoltre di rinunciare immediatamente al logo suddetto, non appena la missione avrà termine.

in fede

zia Lò

postato da: lofoten alle ore 12:55 | link | commenti (11)
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giovedì, 02 agosto 2007

Sono carina, vero???

postato da: lofoten alle ore 19:00 | link | commenti (6)
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Chi sono

Utente: lofoten
Che io possa abbracciare tutto. Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici. Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano. Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui. Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare. Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

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