Dal diario di Rosy Peludos
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questa è la n° 3
la n°1 e la 2° stanno più sotto
si prega di leggerle in ordine
“Ma chi minchia di cazzo è?”
I due Fratelli Peludos, forti della loro educazione d'altri tempi, fanno retromarcia e bussano tirando un cordone che fa agitare un insolito batacchio di forma vagamente fallica contro una campana tutta rosa. Sbeng sbeng. Caspita, riecheggia in tutto il camper e anche nella via. Si aprono le persiane e qualcuno sbircia dagli scuri delle case di fronte.
S'ode il tipico sbattere di zoccoli olandesi sul pavimento di legno di cedro del Libano ed ecco che in tutto il suo squallore, una femmina sulla sessantina fa la sua apparizione.
Io sto muta e con le due Peludosine appiccicate a me dentro il bagno, facciamo un unico corpo come un'orrida creatura siamese. Ferme, zitte! Giù la tendina! Si vede lo stesso che è trasparente!
“Allora cu mminchia ri cazzo è ?” Agita su e giù la mano destra fatta a coppo, nel tipico gesto di chi vuol dire appunto, ma chi minchia di cazzo è. Sopra la guepiére nera e le calze a rete, indossa un bel grembiulino verde coi tulipani che le arriva fino alle ginocchia gonfie come due palle da rugby olandese. Nella mano sinistra tiene due belle zucchine verdi, lunghe e lucide.
Le due Peludosine si danno di gomito. Io ho il latte della mattina all'altezza della trachea.
“Sera signora”. I due Peludos pare vogliano rimarcare il sostantivo, ma è soltanto una mia impressione.
“Quanto la vende?”
“Se ci avete li dollari, fa 30 per tutte e due”.
I Fratelli si guardano e calano la testa in segno di assenso.
“Va bene, ce la dia”.
“Ora?” fa lei.
“E certo, abbiamo un bisogno impellente, abbiamo la mistica dura come un legno tibetano”.
Sveltissima, la tipa tira giù il corpetto lasciando straripare la cellulite che si adagia sul suo stesso corpo come una maionese impazzita e libera.
In quattro e quattr'otto i due fuggono lasciando lì 30 dollari sul petalo di un tulipano e abbandonano la femmina, con quattro dita di ricrescita bianca sulla testa gialla.
Hanno in mano la zucchina.
Si fa l'infuso di pomodori e zucchina Bengon Pakora nel tegamino di rame verde delle miniere del Sangun per farlo bere immediatamente alla mistica, che in un sussulto da zombie, riesce a tracannare tutto d'un fiato la pozione.
“Ho visto cose...I bastioni al largo di Orione... Una luce nel tunnel...Il mio corpo lo vedevo dall'alto...Poi qualcuno mi chiamava...Ma ora, scusate, mi dovrei fare una doccetta veloce col sapone himalayano quota 2500 campo base”.
E dai che sta bene. Sono davvero contenta, ora mando un sms a Laura e glielo racconto.
Ma no, meglio un fax di questa pagina.
A dopo, caro diario.
(continua)
Dal diario di Rosy Peludos
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questa è la n° 2
la n°1 sta più sotto
Sto aspettando che Donatella finisca di ascoltare Kuranesh in Calling Wisdom, una palpebrale musica etno-tibetana new age. Poi, dice, che farà una doccetta veloce con un sapone himalayano che a me pare uguale al Camay e accenderà un attimino l'incenso tibetano Ngalso per il riequilibrio dei chakra. Ma scusa, non dovevamo andare al negozietto carinissimo?
Accidenti stavo cadendo dentro il lavandino della cucina.
Giuseppe Peludos ha spostato il camper di qualche metro perché, dice, che ha visto aggirarsi alcuni poliziotti che avevano una faccia strana e molto probabilmente stavano pensando di fare delle multe magari a qualche camper straniero posteggiato lì che avesse l'adesivo delle renne norvegesi o la scritta vemacar in nero. Comunque ha fatto bene, non si sa mai e poi, dalla finestra del bagno, si vede benissimo il negozietto carinissimo. Anzi, visto che Donatella per ora è impegnata in uno strano esercizio, vado a lavare le mutande.
Che bello però. Dal bagno posso vedere l'interno del negozietto carinissimo. Che carino! Ha un bel tavolo al centro, un divanetto con una tappezzeria di tulipani, una stufa elettrica spenta, un letto con una trapunta a tulipani, un quadro con un'enorme distesa di tulipani e un cucinino piccolo piccolo. Non vedo però i miei adorati oggettini souvenir. Non vedo calamitine per frighi, non vedo carta per decoupage, non vedo adesivini vittoriani per Laura, non vedo una tribba di niente insomma. Però accidenti che sono scema. Ma certo, quella è una specie di anticamera, sicuramente più avanti ci sarà un'altra stanza con le cosine da comprare, anzi più stanze.
Comunque questi olandesi non mi pare che sappiano fare i vetrinisti. C'è una sedia di legno e uno sgabello malconcio in vetrina. E basta. A fare da cornice, come quelle strisce che si mettono sull'albero di natale, una corda sporca che tiene una decina di conchiglie di plastica delle Hawahii e due ghirlande di simil giunco artificiale piene di polvere e ragnatele che mi sembrava muschio, abitate da un ragno gigante.
Ma ecco che improvvisamente la porticina che collega la vetrina al negozietto carinissimo si apre.
Una tizia avvolta da un boa rosso e con le calze a rete fa la sua apparizione. Mentre il rossetto comincia già a colarle dai lati della bocca nonostante la temperatura nordeuropea, la tizia esce dal borsone che ha con sé, un grosso involto. Sono delle zucchine belle verdi e lunghe. Ne prende una con tutte e due le mani. Sembra soppesarla. Accarezza la leggera peluria che ricopre la zucchina verde quando è fresca e se la porta al naso come per inalare non so quale aroma bucolico e agreste. Dopidiché comincia a pelarla partendo dalla punta verso la base con movimenti decisi e delicati della mano.
Chiamo Giovanni Peludos sottovoce. Non mi sente. Dorme un attimino abbracciato a Giuseppe Peludos che dorme pure lui.
Chiamo Donatella. Non risponde. E' distesa come un pezzo di legno tibetano sui divanetti della dinette e sembra che dorma. La scuoto e la chiamo. Niente. Urlo. I fratelli Peludos si svegliano di soprassalto e urlano anche loro convinti che stesse bruciando lo spezzatino di maiale con tutte le patate. Le Peludosine si strappano i bigodini dalla testa perché davanti alla finestra passavano due bei tomi e l'Unico Under Teen Agers spappola i suoi occhiali da un milione di dollari sotto il libro di Erri Potter. Una gran confusione. Donatella continua ad essere un pezzo di legno duro come quelli che si mettono sotto la quartara e fanno un bel fuoco.
Giuseppe Peludos vuole fare l'esperimento della lama del coltello per vedere se è vero che se uno è morto e non respira, la lama non si appanna. Io prendo lo specchietto quello piccolo dove mi guardo quando mi depilo le sopracciglia, Giovanni Peludos invece prende la nutella e una cazzuola e si concede un assaggino approfittando della confusione.
Donatella ha il libro aperto sulla pancia alla pagina 777.
Ci sono strane figure e posizioni. Leggo l'indice alla voce “ quando uno o una pare che è morto/a che fare”. Pagina 777, appunto. Lo Yoga Nidra è una pratica che consente di rilassare completamente il corpo e la mente attraverso il sonno, simile alla morte apparente.
Ma porca miseria! Lo yoga nidra! E ditelo, no!?
Come da istruzioni, i Fratelli Peludos preparano un infuso di pomodori e cetrioli somosa Bengon Pakora nel tegamino di rame verde delle miniere del Sangun per farlo bere alla mistica. Però accidenti non abbiamo i cetrioli.
Io azzardo un'idea. Potrebbe anche darsi che una zucchina possa egregiamente sostituire il cetriolo nella nobile funzione di riportare “alla vita” la mia cara Cognata?
I due Uomini Peludos si fiondano dal camper direttamente dentro il negozietto carinissimo senza neanche bussare.
Dall'ultima stanza, si ode una voce roca di tabacco e alcolici olandesi, ma di inequivocabile timbro femminile.
“Ma chi minchia di cazzo è?”.
(continua)

Dal diario di Rosy Peludos
(pagina inviata via fax direttamente dall'Olanda)
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ش Zuppi nelle notti calde a rotolarci ad inseguire il sonno che tre bambini come capre scivolano dai fianchi della roccia a togliermi il desiderio di darmi all'afa. Velati e rossi di luce andata nel pomeriggio tardi e il sole si può guardare fino a quando scompare con quel velo che non ti fa chiudere gli occhi. Rimane la polvere ocra e neanche se potessi vorrei lavarmi le mani e la faccia alla sorgente tiepida che non abbiamo mai raggiunto.
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E' ora che i miei commenti sul blog di personalitàconfusa, diventino dei post sul mio blog.
E che ne dici delle sagre paesane dove i fantasiosi amministratori farebbero di tutto pur di attirare quelle cinque o sei persone che escono da casa per sfuggire all'afa appiccicaticcia?
1) sagra della ricotta acida, con proiezione su tv un pollice di un documentario anni 50 su come si inacidiva la ricotta senza il frigo e invasione festosa di zanzare vive a pioggia.
2) sagra dell'osso di oliva spolpata dallo scarabeo stercorario, con ospite d'onore Ginetto Angela, che forte del suo nome, erudirà i presenti sullo sterco di maiale locale, quale risorsa energetica del futuro, con proiezioni di diapositive sfocate. Nugoli di zanzare dal vivo movimenteranno la serata.
3) sagra della lisca di pesce di palude, con ambiente ricreato, canne di plastica, versi di uccelli palustri artici registrati, pozzanghere vere, urla di scimmie finte, qualche ruggito di leone del farmacista che è bravissimo. Sorpresissima della mezzanotte (che poi saranno le 3 e passa): le giovani novizie del Convento della Catena travestite da zanzare usciranno dalla finta palude e passeranno tra la gente sopravvissuta, per la raccolta delle offerte facendo zzzz zzz zzz zz.

Piccolo resoconto del mio viaggio in Tunisia
“Comprerò incensi e stoffe damascate
mi coprirò come le donne beduine
vasi e pelli adorneranno la mia camera
mentre nella brace
del mattino arabo
tu sarai svegliato
dal canto del muezzin”
“comprerò incenso e stoffe damascate” lo stress per la contrattazione superava di gran lunga il desiderio di comprare.
“mi coprirò come le donne beduine” sì, in effetti ero totalmente coperta dal sudore, visti i 52° all’ombra.
“vasi e pelli adorneranno la mia camera” vedi sopra.
“ mentre nella brace del mattino arabo” e che brace…
“tu sarai svegliato dal canto del muezzin” certo che sentirlo cantare alle 4 di notte piace le prime due volte, poi…