Leo. Silvia. Irene. Riccardo. Marika. Elena. Elisa. Giuseppe. Margherita. Enrico. Floriana. Eleonora. Luigi. Lucia. Domenico. Donatella. Rosi. Giovanni. Peo. Lucia. Rosanna. Salvo. Sergio...
L & L
L'altro giorno caso volle che io e il mio lui fossimo liberi da impegni, quali casa, ufficio e figlie.
Allora che si fa? Mattinata soleggiata e aria tiepida invogliavano alla fuga dalla città. Pensato e presto fatto. Come due amanti in fuga sulla pandina gialla via sull'autostrada in direzione est.
Una bottiglia d'acqua di rubinetto a bordo e il pieno di benzina.
E' bello andare a zonzo mentre gli altri si affannano la vita nello svolgimento del loro da fare quotidiano. Guardo con estrema goduria i vigili che dirigono il traffico all'uscita della città e gli operai per la manutenzione autostradale. I primi che con le mani incanalano fiumi di macchine nel verso giusto, mentre i secondi con le loro mani potano, spazzano, collegano, incementano, asfaltano.
La radio gracchia e perde il segnale dentro le gallerie che si aprono, lasciando intravedere la costa brillante con il mare piatto. Abbiamo voglia di vedere la spiaggia e ci inoltriamo per le strade interne di una località di villeggiatura appena fuori l'autostrada. Le siepi incolte nel loro aspetto invernale, lasciano intravedere dai cancelli eleganti i patii pieni di foglie secche e di tavoli bianchi riposti negli angoli. Un paio e forse più, di piccoli cani che vagano come palle abbandonate, ci vengono incontro per poi abbaiare nella delusione di vedere che non siamo i loro padroni. Belle case con le tegole stinte ad arte, stanno una dietro l'altra, come una schiera di monumenti gentilizi. Alcune sono uguali, altre uguali nel prospetto ma diverse nel colore che è in tutte le tonalità del rosso cotto. Una piccola strada polverosa ci porta in spiaggia. Una gran brutta e grande spiaggia fatta di sabbia e pietre. Fuggiamo.

Cefalù si apre nel suo splendido golfetto da cartolina e ci aspetta a braccia aperte. E' ora di pranzo, vaghiamo per i vicoli pieni di ragazzi appena usciti dalla scuola e strisciando lungo i muri per fare passare le auto, guardiamo i menu appesi fuori. Scegliamo un localino perché i prezzi ci sembrano buoni per la nostra tasca e ci piace per via delle finestre che danno sul mare. Il nostro tavolo è in una posizione deliziosa. Vediamo il mare immobile e gli scogli giù. I gabbiani svolazzano sullo sfondo ed ordiniamo due ottimi piatti di pasta. Ci sono altre due coppie, si vedono che sono turisti. Ma siamo turisti anche noi anche se veniamo da 70 km di distanza? Sì, mi sento turista e in pace con il mondo, specialmente quando io e lui facciamo gli innamorati sulla panchina al molo quasi deserto. Guardiamo il fondo del mare e i piccoli pesci, mentre dalle basse case scrostate, una donna e un uomo gettano dal balconcino pezzi di pane per i gabbiani che si alzano in volo facendo un verso rauco molto diverso da quei versi lunghi e acuti che sono abituata a sentire nel Mare del Nord. Il sole ci addormenta, quasi. Sento ridere. E' la coppia di turisti del ristorantino. Lei è giapponese, è seduta mollemente a terra e ride divertita mentre lui la fotografa. Andiamo via e le sue risate si perdono tra i vicoli e gli archi del paese.
La strada verso casa è breve. Lungo il tragitto, io e lui, ci guardiamo e sorridiamo.