Dal mio diario
durante la traversata dalle Lofoten verso Bodo
Norvegia

E' mezzanotte passata.
Ci apprestiamo a prendere il traghetto che dalle isole Lofoten ci porterà a Bodo sulla terraferma norvegese. E' una piccola nave carica di turisti silenziosi e vista l'ora tarda, molti si accasciano esausti sui divanetti all'interno.
E' una sera limpida e fredda e il sole splende arancione vicino all'orizzonte. E' una sera diversa dalle altre questa, finalmente il bel tempo sembra regalarci un cielo senza nuvole.
Esco all'aperto e una sferzata di vento gelido mi taglia la faccia e penetra dalle fessure del giubbotto, metto il cappuccio e mi guardo intorno. Tanti sono in maniche corte e pantaloncini e i bambini si rincorrono sul ponte coi sandali e gli abiti leggeri che svolazzano.
Trovo un punto riparato e mi siedo su una panca di metallo col sole che cerca di riscaldarmi il volto. Chiudo gli occhi. Sento lo sbattere incessante della corda sul pennone di metallo che tiene la bandiera norvegese. E' come uno slang slang slang che mi invoglia a dormire e il parlottare sommessamente della gente in lingue sconosciute suona come una nenia. Ma la brezza fredda spazza via quel poco di calore necessario per indurmi al sonno.
Decine di gabbiani urlanti si alzano in volo da un isolotto verde al passaggio della nave. Sono tanti questi scogli pieni di vegetazione abitati da uccelli artici. E' bello vederli volare nella luce della notte e sentire le loro grida.
Il sole è sull'orizzonte ed è l'una di notte passata. Tutto è inondato da una luce rosa quasi come quella dell'alba. Corro da un punto all'altro del ponte per vedere tutto.
Non siamo in mare aperto e la terra si vede dall'una e dall'altra parte, ed è rosa. Il muro delle Lofoten, così viene chiamata questa catena di cime aguzze che si ergono nel Mar Glaciale Artico, è rosa. I minuscoli arcipelaghi col verde che arriva fin giù sono rosa. La costa della Norvegia è rosa. Il cielo è celeste chiarissimo. Ho freddo, ma tutto questo mi da gioia e mi riscalda lo spirito. Voglio condividerlo con chi amo.
Entro all'interno e cerco di svegliare lui che dorme accartocciato sul divano, placido e stanchissimo. Non ha voglia di uscire, vuole stare al calduccio, io lo scuoto, gli dico che là fuori è stupendo ed inimmaginabile, lui risponde che da lì lo vede e che è sì bellissimo ma non uscirà mai e poi mai si vede che cose belle in vita tua non ne hai viste per esempio la cima di una montagna innevata che esce dalle nuvole come quella che ho visto io quando andavo a sciare al Sestriere. Sembra rialzarsi ma si riaccartoccia di nuovo davanti al tavolino pieno di bicchieri sporchi e vuoti. Sì ok, ma che c'entra? Lo lascio tra le imbottiture del divano e tra gli amici dormienti e cerco tra di loro qualcuno che mi faccia compagnia, che condivida con me quello che c'è fuori. Nessuno. La stanchezza del viaggio, l'orario e il rollìo della nave, li rende mollemente scomposti nel loro giusto sonno e li priva di una visione probabilmente irripetibile.
Fuori il vento sferza tutti. Sono rimasti i robusti nord europei con tanto di spalle, peluria bionda e carnagione dorata, rigorosamente in maglietta e calzoncini, a godersi dalla loro statura notevole, il panorama.
L'aria è più rosa che mai e le Lofoten lontane, si stagliano nei colori pastello che questa notte ci vuol dare.
Ma ecco che in alto una meraviglia che sembra essere messa apposta da qualcuno fa la sua apparizione. Un arcobaleno luminosissimo con lo sfondo celeste del cielo, va da un isolotto verde ad un altro. Riesco a vederne l'inizio e la fine e non capisco cosa ci faccia lì un arcobaleno.
Quei pochi sul ponte stanno zitti e in piedi ad ammirare questa visione stupenda e inaspettata. Qualche coppia si abbraccia con i visi rivolti al sole che sta girando verso est in un'alba insolita per loro, insolita per noi, insolita per tutti, credo.
Chi sta quassù sul ponte al freddo, non è abituato a simili spettacoli e vedo che molti sono commossi. Anch'io sono emozionata. E' qualcosa dentro che ti riempie e nello stesso tempo ti fa sentire come un vuoto che ti spinge a dire a chi ti sta accanto guarda, hai visto, che bello. Anche se chi ti sta accanto è uno sconosciuto che non conosce la tua lingua. Le emozioni sono le stesse, lo sguardo e l'espressione dei visi è comune.
Sul pennone della bandiera norvegese, in alto, si è posato un gabbiano. La costa è vicinissima ora. La gente si raduna all'interno silenziosa. Si sta per scendere.
Sono quasi le due del mattino ed è l'alba. Lui si trascina con la barba di una notte tra gli amici sonnacchiosi. Vedevo tutto da lì, mi dice. Lo prendo sottobraccio sorridendo e scendiamo insieme dalla nave. Bodo ancora dorme. Sulla banchina i gabbiani gridano e si inseguono facendo ampi cerchi sulle navi agli ormeggi.