domenica, 29 gennaio 2006

"Domenica mattina"

Queste cose succedono solo qui in Sicilia.

Dai 4 gradi dell’altri ieri si è passati ai 15 abbondanti di oggi.

L’aria è tiepida e vien voglia di passeggiare. Infatti stamattina abbiamo fatto due passi al centro come non facevamo da anni.

La lunga e stretta via Maqueda con i suoi vicoli, una volta dominio di una fetta di popolazione meno abbiente, ora si mostra nella sua multietnicità coi suoi variegati point internet dai quali più che navigare si telefona oltreoceano a casa.

Ma le stradine ci invogliano alla visita ed ecco che ci addentriamo nel cuore di Palermo. Via delle Case di Troia, Via delle Giovenche, Via Calderai. Ogni tabella porta il nome anche in lingua araba, vista l’alta densità di abitanti mediorientali. Ci inoltriamo alla ricerca di qualche bottega che venda aromi e spezie da casbah per condire i nostri sughi mediterranei e per esaltare il gusto di cuscus e pesci.

Capitiamo nel bel mezzo di un mercato popolare che nulla ha di mediorientale, forse. Tranci di carne, pollame e interiora d’agnello sono esposte sui banchi in strada e dobbiamo zigzagare per non urtare polli, quarti di bue sgocciolanti e un motorino che fa lo slalom tra casse di frutta e ceste di patate. Sembra di stare sull’autobus per quanta gente c’è.

Torniamo di corsa sulla via principale alla ricerca del nostro negozietto e lo troviamo. Il luogo ci incanta per gli odori e i colori che ci inebriano. Centinaia di sacchetti pieni di polveri colorate riempiono i cesti, veli, chincaglierie, mini sarcofaghi di faraone, piramidi, si vende di tutto un po’. La bottega è gremita di gente della zona che chiacchera e sorride, ci sentiamo noi gli stranieri, nella nostra città, ma  siamo contenti di provare questa emozione a mezz’ora da casa.

Compriamo decine di spezie colorate di cui non abbiamo mai sentito neanche il nome e andiamo via mano nella mano, contenti nell’aria tepida che entra dai giacconi sbottonati.

 

postato da: lofoten alle ore 14:00 | link | commenti (45)
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venerdì, 27 gennaio 2006

 

Per non dimenticare

Oradour sur Glane

 

Il 6 giugno del 1944, dopo lo sbarco alleato, la divisione panzer SS del Terzo Reich decise di convergere su di una piccola cittadina francese nelle vicinanze di Limoges e dimostrare ai nemici la potenza del regime nazista, con un’azione punitiva terribile. Il paese fu rastrellato da tutti i suoi abitanti i quali furono trucidati (642 vittime tra cui molti bambini) ed il paese passato a ferro e fuoco.
Oggi le sue rovine, perfettamente conservate, sono un grande museo a cielo aperto e offrono uno spettacolo ancora spaventoso. Oradour è un luogo sacro in cui riflettere per comprendere e condannare le atrocità contro l’umanità
.

 

Sono stata ad Oradour sur Glane. Questo luogo, mi è rimasto dentro come una cicatrice.

 

 

postato da: lofoten alle ore 11:49 | link | commenti (5)
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mercoledì, 25 gennaio 2006

Tra i buchi della memoria Stampa artistica di Dominique Appia

-il dipinto è di Dominique Appia e il titolo è "Tra i buchi della memoria" casualmente perfettamente in tema-

gentilmente segnalato da Arabias

copio e incollo fedelmente quanto ho ricevuto stamattina...chi si riconosce alzi una mano.

La SADAE (Sindrome di Attenzione Deficiente Attivata dall'Età) si manifesta così:
Decido di lavare la macchina.
Andando verso il garage, vedo che c'è posta sul tavolino dell'ingresso.
Decido di dare un'occhiata alle lettere prima di lavare la macchina.
Lascio le chiavi della macchina sul tavolino, vado a buttare le buste vuote e la pubblicità nel bidone della spazzatura e mi rendo conto che è pieno.
Decido di lasciare le lettere, tra le quali c'è una fattura, sul tavolino e andare a svuotare il bidone nel contenitore.
Tiro fuori dalla tasca il libretto di assegni e vedo che ne è rimasto solo uno.
Vado nello studio a prenderne un altro e vedo sul tavolo la Coca cola che stavo bevendo e di cui mi ero dimenticato.
Prendo la lattina perché non si rovesci sulle carte e noto che si sta scaldando, perciò decido di portarla in frigo.
Andando in cucina osservo che il vaso da fiori sul comò dell'entrata è senza acqua. Lascio la Coca Cola sopra il comò e scopro gli occhiali per leggere che stavo cercando da tutta la mattina.
Decido di portarli sul mio scrittoio nello studio, e poi mettere acqua ai fiori.
Porto gli occhiali in studio, riempio una caraffa d'acqua in cucina e, subito, vedo il telecomando. Qualcuno lo aveva lasciato sul tavolo di cucina.
Mi ricordo che ieri sera lo stavamo cercando come matti.
Decido di portarlo in salotto, dove deve stare, dopo che avrò messo l'acqua ai fiori.
Verso un pochino di acqua ai fiori e la maggior parte finisce per terra. Pertanto, torno in cucina, lascio il telecomando sul tavolo, prendo degli stracci per asciugare l'acqua. Vado in entrata, cercando di ricordare cosa volevo fare con questi stracci...

Alla fine della serata la macchina non è lavata, non ho pagato la fattura, il bidone della spazzatura è pieno, c'è una lattina di Coca Cola calda sul comò, i fiori sono senz'acqua, c'è un solo assegno nel mio libretto, non riesco a trovare il telecomando, né i miei occhiali per vedere da vicino, c'è una brutta macchia sul parquet dell'entrata e non ho la minima idea di dove sono le chiavi della macchina.

Mi soffermo a pensare come può essere che senza aver fatto niente in tutta la giornata sia stato continuamente in movimento e mi senta tanto stanco.
Ho ricevuto questo messaggio e ve lo inoltro, anche perché non mi ricordo più a chi l'ho già mandato...

 

 

postato da: lofoten alle ore 15:46 | link | commenti (16)
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venerdì, 20 gennaio 2006

Oggi sono scappata. C'era un sole splendido.

Mi ha telefonato Sergio al lavoro.

Sergio: Ehi

Io: Tesoruccio mioooooooooooooo

Sergio: Che fai?

Io: Niente…

Sergio: Ti vengo a prendere

Io: A che ora?

Sergio: Alle 12

Così, a mezzogiorno sono uscita in fuga dall’ufficio, col giubbotto sulle spalle, il foulard svolazzante al collo e il passo leggero. Alla mia collega ho detto mi allontano, ovvero in codice non so quando torno non sono nei paraggi.

Sergio non mi dice mai dove andiamo, sa che voglio vedere il mare.

Non gli ho detto ciao, ma ti voglio bene e così senza neanche dirgli ma che bella la tua nuova mizzubisci siamo andati verso il mare.

Sergio fila sul suo nuovo mezzo e io ho paura. Si parla. Incomprensioni col figlio adolescente, fuma e non ubbidisce, clima teso a casa, palle fracassate dalla suocera che reclama la sua domenica in compagnia. Insomma di tutto un po’ e per la serie anche io ho le mie, arriviamo senza neanche accorgercene al mare, che azzurrissimo, lambisce la  mezzaluna di sabbia bianca che d’estate si macchia di cabine e umanità irrispettosa. Non  è piatto, è lucente nell’aria tersa di gennaio che lascia vedere Capo Zafferano e sullo sfondo, le Madonie innevate.

Passeggiamo, c’è tanta gente che si asciuga le ossa al sole e tantissimi gabbiani in riva, alcuni si lasciano dondolare sulle onde altri volano bassi. Quelli più grossi stanno qui, i più piccoli a primavera faranno la traversata ci dice un pescatore, quelli sono troppo grossi e non ce la fanno. Chissà che traversata faranno, ma poi, per andare dove? Il gabbiano migra? Non credo. Comunque mi piace immaginare stormi di gabbiani bianchi che attraversano lo stretto o il Canale di Sicilia in formazione, magari  salgono verso le alpi, le valicano e raggiungono il Grande Nord.

 Ma ecco che c’è uno strano fremito d’ali, l’eccitazione svolazza fra le penne e le loro grida si sentono fino al molo. Un pescatore ha pulito il suo pesce e getta tra le onde i resti. Anche quelli grossi, con un’apertura d’ali straordinaria che fa ombra ai piccoli, si avventano sulle lische. E’ un turbinio di acqua e di becchi, di volo radente e picchiate, mentre  una coppia sta su in alto a volare in cerchi concentrici ad ala ferma. Mi sembra di assistere al pasto degli avvoltoi, solo che i gabbiani sono leggiadri e belli, il loro verso fa sognare porti e scogliere nordiche, il loro candido piumaggio è come spuma di onda di maestrale e le loro orme sulla sabbia bagnata sanno di dolcezza infinita.

Sergio ed io ci incantiamo ad osservarli ma dobbiamo andare.

Sulla strada del ritorno ci raccontiamo i nostri progetti per le vacanze estive, come questo ci aiuta a superare l’inverno, come tutto questo ci rende vivi. Consapevoli che molta strada è fatta, ci rammolliamo nella considerazione che poca ce ne rimane. Ma è un attimo.

Sergio ride. A marzo andrà a Tunisi a fare un corso di una settimana di guida sulla sabbia e vuole farmi vedere come la sua mizzubisci se la cava sulla spiaggia.

Corre sul bagnasciuga fatto di sassi. Siamo a pochi metri dal mare, ne sento l’odore e la salsedine mi si posa sulle labbra. Lui è sicuro e ride della mia paura. Vedrai, quando torno da Tunisi, mi dice.

Accelera, scatta, gira e rigira, quattro per quattro, otto per otto. Un pescatore si gira e ci guarda. Subito riprendiamo la strada verso casa coi finestrini spalancati per sentire il vento in faccia.

postato da: lofoten alle ore 20:32 | link | commenti (13)
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giovedì, 19 gennaio 2006

 

 La vita è un dono Stampa artistica di Chiu

 

Mio padre è morto a 53 anni. Mia madre ha avuto un ictus a 55 anni. Mio fratello ha avuto un infarto a 53 anni. Ieri ho scoperto che mio nonno è morto a 54 anni d’infarto.

Chi mi salverà la vita? Non importa. La vivo ed amo, tutto e tutti.

Io sono più forte e nel turbinio della tempesta riesco a prendere il volo come un gabbiano.

 

postato da: lofoten alle ore 15:07 | link | commenti (3)
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venerdì, 13 gennaio 2006

Spirit of the Night Poster Card by Atkinson Grimshaw

 

 Svegliami.

E’ una notte senza sogni.

Parlami piano

arricciando i miei capelli.

raccontami di Atlantide Sommersa

e del mare liscio come l’olio.

Dei canali

di terre sconosciute

dove naviga un battello di cartone.

Parlami piano

che io mi tuffo

nuotando a bracciate

in un sogno

più bello di mille biglie colorate.

 

Folletto con fiore Biglietto d'auguri

postato da: lofoten alle ore 19:48 | link | commenti (17)
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Chi sono

Utente: lofoten
Che io possa abbracciare tutto. Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici. Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano. Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui. Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare. Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

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