mercoledì, 06 luglio 2005

Sola e senza internet
 
Sola. Senza internet alle 7,30 del mattino, in un ufficio magnificamente semideserto di un giorno di luglio. Accendo l’aria condizionata ma niente da fare, si attiva alle 7,45 e non si capisce il perché visto che la gente comincia ad arrivare prima. Chissà se le mie colleghe verranno oggi. Pensandoci bene, non verranno perché frequentano un corso sulla comunicazione  che proprio non me ne frega una mazza. Si aprono una bocca così, dicendo sono al corso domani.
 Ecco, hanno acceso. Devo chiudere le finestre. Le avevo aperte per fare cambiare l’aria. Accidenti, ma non vedono che c’è un dissuasore? Corrono come matti, ci passano sopra e perdono pezzi. E’ passato un camion e ha perso un pezzo di ferro che se prendeva la mia macchina gli gridavo da quassù con tutto il fiato che ho in gola. Una volta uno ha perso la ruota di scorta che teneva sotto il pianale. Rotolava, rotolava lungo tutta la via ad una velocità pazzesca e quello fermo che guardava, poi si è dato una smossa e l’ ha inseguita. Un’altra volta ho sentito un gran fracasso, mi sono affacciata e ho visto un bauletto di moto sul selciato e il proprietario mesto e vergognato che tornava indietro a raccoglierlo. Avrei voluto dirgli che capita a moltissimi di perdere pezzi e che non c’era nulla di cui mortificarsi, pensa a quelli che perdono pezzi della propria vita e neanche se ne accorgono. Ma questa cosa qui urlata da un balcone non avrebbe avuto lo stesso significato che detta alla fine della proiezione di un film d’essai, anzi assume contorni di presa in giro e avrei peggiorato la situazione.  
Dicevo senza internet. Mi da una gran compagnia internet in ufficio. Faccio ricerche per i miei viaggi, scrivo nomi e cognomi di gente che conosco per vedere cosa spunta, cerco ricette, malattie, immagini, leggo blog e scrivo sul mio, ma quest’ultima cosa posso farla anche senza accedere alla rete, chatto. Si, chatto. Mi piace tantissimo chattare, perché in fondo mi piace conoscere i vari tipi di umanità. E’ il momento di aumentare l’aria condizionata, uffa che caldo. Ok, fatto. Dicevo mi piace chattare. In 3 anni ho conosciuto tantissima gente online e ho percorso lo stivale in lungo e largo, naturalmente si fa per dire. Ho provato diverse chat e detesto quelle dove subito ti chiedono quanti anni hai, sei M o F, da dove dgt oppure quelle dove ci sono centinaia di stanze e certi nick strani che ci vuole un’ora per scriverli e manco giusti ti vengono, quindi torno sempre al mio primo amore che è una chat di camperisti. E’ un luogo sicuro, dove si parla di tutto e dove raramente puoi trovare lo scemo di turno che disturba. Possono entrare max 10 utenti ma io ne ho visti anche 20 e non c’è pvt. Certo comunque che di scemi ce ne sono in abbondanza per cui capita che sconfinano anche lì. Come quella/o deficiente che mi ha fregato due volte con due storie diverse ma con lo stesso finale. Entra nella chat come Monica e subito inizia a discorrere di camper parlando delle ultime vacanze, del traffico e di un inconveniente che per fortuna ha risolto subito. Racconta di aver forato una gomma del mezzo e siccome si sa, questo è l’incubo del camperista insieme al furto del camper, dice subito che ha risolto immediatamente il problema per attirare l’attenzione degli astanti me compresa. Il ruotino della Fiamma. Ha usato il ruotino della Fiamma. E io lì a chiedere informazioni, quanto costa, come è fatto, si monta facilmente… mentre gli altri osservavano il silenzio rete. Già soltanto questo, mi avrebbe dovuto far insospettire, non uno scemo ad avvisarmi, non un alienato a dirmi okkio. “E’ un ruotino che lo monti subito, poi lo tocchi per un bel po’ e lui diventa subito grande, di che materiale sarà?” ha digitato la mentecatta. Le avrei dato un migliaio di schiaffi per avermi fregato per una seconda volta e con una cosa così cretina. Ancora rammento la prima, quando si parlava che pezze usare per pulire le pareti del camper, spugne stracci di cotone, pelle di daino. La tizia esordì dicendo, “io uso una pelle piccola che pulisce benissimo, strofini e strofini e lei diventa grande, che pelle sarà?” Eravamo in tanti quel giorno e qualcuno rise. Mai ridere ai provocatori, si sentono divertenti e avere una platea che approva con gaudio, incentiva le apparizioni. Comunque anche questa è messa nel bagaglio delle mie conoscenze di umanità varia virtuale. Tanta gente invece non la vedo più. Carlo di Milano, con cui facevo finta di andare a pranzo durante la pausa lavorativa. In chat mangiavamo aragoste e bevevamo vini dei più cari, poi queste abbuffate costose si sono diluite con panini e salame e foglia di lattuga, fino a saltare definitivamente la pausa pranzo. Diciamo che c’è una frequenza assidua intorno ai primi tre mesi, poi si alternano periodi più o meno lunghi di assenza, finché le apparizioni diventano rare fino a perdersi del tutto. Sarà stanchezza fisiologica della serie “ho meglio da fare” o noia da rete, ma chissà perché a me non accade. Le volte che allento un po’ è perché cedo alle richieste mute della mia dolce metà che desidera la mia presenza, anche in piena fase REM, accanto a lui sul divano, mentre si guarda la TV. Insomma io russo e lui si scaccola.
In questo periodo c’è un clima molto amichevole in chat, sarà l’approssimarsi delle vacanze forse. Io parto per la Grecia il 18 luglio con un trio romano conosciuto in chat. Li conosco solo in foto e per telefono. Ci si vedrà a Brindisi e faremo il viaggio insieme. Lui ci ha promesso che friggerà le panelle e arrostirà una pecora sul ponte della Erotokritos, che accenderà il generatore quando è notte e che farà scarico selvaggio sulle più belle spiagge greche e indosserà una canottiera a rete, pantaloncini blu stinto e calzino bianco per essere alla moda, ma io a questa cosa qui mica ci ho mai creduto…
Sono le 9,42 e giuro che non sono qui dalle 7,30 a scrivere stoltezze. Sono andata anche in bagno, ho dato conto ad una mia collega che mi ha portato un questionario da compilare per sua nipote che fa un dottorato di ricerca in marketing turistico, ho risposto al telefono e ho confortato Daniela che a quanto pare ha il cane con un blocco renale. Ho anche messo un grosso libro in una grossa busta e ora aspetto che mi dicano cosa devo farne. Aspetto anche che Silly mi telefoni per dirmi come sono andato i suoi esami di maturità… la poverina aveva un bel mal di pancia stamattina. Aspetto che si facciano le 14,00 per timbrare, ma ora mi viene in mente che dovrei andare a comprare i piatti di carta, i bicchieri di carta e i tovaglioli, anche le forchettine usa e getta. Non faccio un party, devo fare il rifornimento per il camper, per rendermi la vita più agevole durante il viaggio e devo dare anche il mio contributo con una giusta dose di inquinamento, q.b. Ma vuoi mettere la sera, che sei distrutta dopo ore di camminate da turista o dopo essere stati sdraiati mollemente al sole su spiagge dorate e greche per giunta, dicevo appunto, vuoi mettere la sera che dopo tutte queste torture, devi pure lavare i piatti? Giammai! che vadano pure a finire nelle falde acquifere elleniche le mie chele di granchio insieme alle scatolette di tonno riomare in ottima compagnia con l’eterna plastica che, da chissà quale data ad oggi, ha alleggerito alcune generazioni. Internet mi manca. Sono costretta a stare sola con me stessa e questo no buono. In quest’ufficio con il ssssffffuuuussshhh dell’aria condizionata che mi culla e mi fa chiudere gli occhi. Li chiudo un attimo, ho le palpebre pesanti, un attimo proprio. Macché, mi cade la testa e se poi entra qualcuno? Sulla scrivania ci sono carte sparpagliate in disordine come sempre e questo fa tanto attività in corso. La stampante è accesa, ma solo per stampare sta stronzata qui, perché non me la posso mandare via mail, vuol dire che passerò un’oretta a casa a digitare sulla tastiera stinta del portatile dove devo tirare ad indovinare dove stanno le lettere E, R, T, N e A, evidentemente le più usate nella lingua italiana. Un pc che ci è costato euri, non perline, ma a quanto pare abbiamo pagato solo quello che ci sta dentro, il fuori si sa, è solo apparenza. Se questa minchia di server funzionava a quest’ora sarei a chattare con la mia metà di cosa mangiamo a pranzo e cosa facciamo di pomeriggio. Starei a dire menate con Clik e Biggei divertendomi un mondo. Poi leggerei i commenti sul mio blog, pubblicherei questo post, leggerei i blog degli altri, aprirei la mia posta e farei una capatina con le webcam anche in Norvegia. Ma non posso farlo. Dovrei lavorare ma non mi va, il mio sguardo è rapito da un pezzetto di legno raccolto su una spiaggia, da un rametto sempreverde di cipresso, da un evidenziatore verde, da una ciotola con dentro conchiglie rigate e una piantina finta che sembra vera, dai timbri, dal tappetino del mouse con scritto norway, dai miei pantaloni di lino neri un po’ stinti, dal mio girovita che si è fatto largo… gli occhi sono bassi, le palpebre si appoggiano quasi alle ciglia inferiori, solo un attimo, proprio un attimo, ssssffffuuuussshhh… Sembra una nave, silenziosa, che scivola sul blu che sembra olio. La brezza leggera mi sfiora il corpo. La bandiera tricolore accanto al vessillo greco sventola piano e mi fa ombra giusto per coprirmi il viso. Un profumo tiepido di bontà appena sfornate mi avvolge come un lenzuolo di mussola ricamato a mano. Tra poco un cameriere con un magnifico profilo greco e con una candida tunica bianca mi porterà un aperitivo azzurro mare in un bicchiere a forma di cono largo con il bordo intriso nello zucchero di canna e una coppa ricolma di ciliegie e fichi. Ma devo sapere come sono andati gli esami di Silly. Ora telefono a Gabriele che è davanti alla scuola che l’aspetta. Ciao Gabri, sono la mamma di Silly… Aspetti signora che gliela passo è qui con me. Me la passa? Non speravo tanto. Ehi Silly, ma hai finito? Sì mamma. E come è andata? Eh, bene…all’inizio mi sono un po’ bloccata ma poi mi hanno fatto ridere. Ma hai risposto bene? Sì. Sì, per passare passo. Cosa vuol dire per passare passo? Che non è stato un esame brillante, che ha fatto un po’ di mutismo… ma la maturità gliela danno lo stesso perché sono buoni? Accidenti suona il telefono, il direttore vuole cinque copie di un libro che non abbiamo più da un anno, ma che si vada ad impiccare nel bagno alla stazione! Ecco, sono nervosa. Scuola e figlie mi rendono isterica, binomio odiosissimo e senza speranza sin dall’asilo. Perché i figli degli altri sono bravi e sempre promossi e le mie no? E’ una maledizione del 1985 e del 1990, forse erano anni bisestili? L’unico strappo che feci fu quello di avere inalato qualche volta il viks sinex spray nasale, quando dal mio naso gocciolava la scritta chiuso per ferie e quando al posto del bagnodoccia neutral usai il cremadoriente al sandalo, ma di questa cosa qui non voglio parlarne perché fu dura uscire dal tunnel delle offerte. Mah, per fortuna che ci sono io che riesco a tirarmi su con un paio di battute demenziali. Dovrei aprire il programma e scaricare alcuni libri che avevo in prestito, ma mi scoccia. Li ho portati da casa stamattina, dopo che giacevano coperti da un robusto strato di polvere da più da un anno. La dolce metà doveva prendere con lo scanner alcune immagini ma non lo ha fatto, anche perché io non gli ho detto quali. Così. Così le mie cose scivolano nell’oblio e nella mollezza degli intenti, come se il cervello fosse un muscolo stanco e la voglia di fare, un osso con l’osteoporosi. E’ passato un carro funebre pieno. Ne passano tanti da qua e gli autisti sanno dei dissuasori e vanno piano altrimenti, mamma mia, l’estinto là dentro farebbe un bel salto e i fiori, così compostamente disposti sulla bara, si spargerebbero all’interno della macchina.
Senza internet mi sento persa qui in ufficio. Sono così brava a lavorare e a navigare nello stesso tempo. Ho sempre una bella pagina word con la lettera in corso e quando il nemico è alle spalle, metto con gesto fulmineo e impercettibile la pagina web a icona e subito appare la word così elegante e così formale che quasi mi farei i complimenti, ma colgo soltanto l’occasione per inviare distinti saluti. Quando preparo i post per il mio blog oppure chatto, le due arpìe mi chiedono, ma che scrivi un romanzo? Ed io, sì sì, collaboro con una rivista online che pubblica i miei scritti e ogni tanto mi pregano di scrivere qualche pezzo. Naturalmente il tutto condito con aria di sufficienza e con frasi del tipo, non posso dirvi altro, non mi piace che si sappia in giro, ecc… Una ha osato chiedermi tra una risatona in menopausa e una crescita di tre dita di bianco in testa, se la mia collaborazione online non fosse del genere erotico. Eh, no! Proprio casca male! Direi opinionista satirica, anche un po’ politically correct, volevo aggiungere anche un pizzico di estremismo di sinistra, ma saggiamente mi sono trattenuta e l’ho lasciata nel pozzo senza fondo della sua ignoranza su internet che per lei esiste solo per consultare Repubblica e la Gazzetta Ufficiale dello Stato, la chat  fa solo miao e blog  è un virus che blocca le articolazioni del ginocchio. Ma ogni tanto torna alla carica chiedendomi, ma che scriviiiiiiiiii? allungando di ventitré secondi la i per dare un tono di curiosità divertita alla domanda quanto mai insulsa e orfana di risposta ancor prima di nascere. Lo so, nasce da un’esigenza primaria. La soddisfazione della curiosità. Cosa scrive questa mia collega che poi pubblica addirittura in internet, ma la pagheranno? E quanto? Ah, potessi leggerlo! Fortuna vuole che ho la mia bella password, altrimenti la mia postazione verrebbe presa d’assalto quando mi assento, anche dalla più discreta che ancora non osa chiedere. Ho fame e sono le 12 e 03 e senza internet mi annoio qui.
SMS!!…SMS!!… ANCORA NON MI SEMBRA VERO KE HO FINITO…XTUTTA L’ESTATE CHE MI RIMANE NON VOGLIO VEDERE UN LIBRO! TVB. Ecco che il sangue del mio sangue si fa sentire, ma già viaggia la centro città verso casa del suo ragazzo, dove i suoi genitori l’accoglieranno a braccia aperte e la signora suocera le domanderà come è andata, mentre lei ancora affannata sarà prodiga di particolari e magari verserà qualche lacrimuccia per la tensione che ha dovuto sostenere, ma dai è passata, ora siediti a tavola che è il compleanno di Gabriele, ho fatto le lasagne che vi piacciono tanto e più tardi c’è anche la torta. Ah, signora, ecco, mia madre ha fatto la caponata e questo è per lei. E le porge il piccolo contenitore frigoverre che più piccolo non si può, con la mia fatica domenicale che, a dire il vero, mi è venuta un po’ salatina. Oh grazie, la caponata! A noi piace tantissimo. E così arrivano alla frutta che magari è una bella macedonia fresca che a me piace tantissimo. Mia figlia è là ed io sono qui. Ma questo è il fisiologico destino che attende i genitori. Noi in un posto, i figli in un altro. Cosa vorremmo? Che alla fine degli esami di maturità ci abbracciassero e ci dicessero grazie per quello che avete dovuto sopportare, ora vi racconto come è andata, che paura, che bello è finita, dai oggi sto tutto il giorno con voi? Ma siamo impazziti? Che vada via, tra le braccia che non siano quelle dei suoi genitori, che vada a festeggiare con amici e ad ubriacarsi sulla spiaggia fino all’alba, che vada a divertirsi all’aria aperta, vai tesoro vai… Mia madre non mi diceva mai vai e divertiti, si usciva con sotterfugi e scuse, era più una fuga che un’uscita. Meglio non parlarne, chissà cosa ne uscirebbe fuori e poi l’ho detto, sola e senza internet è triste, ti viene un magone se non lavori. Lavoro no, voglio internet e spazzo tutto via, mi lavo il cervello che è come un muscolo stanco. Qui, su word, la pagina bianca aperta non può e non deve restare bianca, è una necessità riempirla. Sola e senza internet sono costretta a restare sola con me stessa. Non mi va di lavorare. Ssssffffuuuussshhh… la palpebra scende, i muscoli non reagiscono, lo stomaco non sente più la fame e i miei pensieri vanno senza redini e inconcludenti. Chiudo gli occhi un attimo, proprio un attimo e anzi appoggio la testa sulla scrivania che me la sento pesante. Un attimo, proprio un attimo, tanto sono sola e senza internet…
postato da: lofoten alle ore 21:24 | link | commenti (16)
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Che io possa abbracciare tutto. Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici. Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano. Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui. Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare. Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

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