lunedì, 30 maggio 2005

Solitaria
Bel fine settimana, aria tiepida, poco vento, mare piatto. Si va al campeggio “lo Scoglio”.
Ci hanno riservato una bella piazzola, con l’erba quasi secca, qui è così, fa troppo caldo per avere un bel verde in riva al mare, ma è bello lo stesso.
Mettiamo davanti al camper una simpatica stuoia a righine verde acqua, il tavolo con la cerata a quadri verdi e le poltroncine in alluminio e tela verde. Stavolta non siamo soli, ci sono Salvo e Rosanna che dormiranno con noi. Scendo subito in spiaggia, sono le 17 e voglio godermi altre due ore di sole. Mi distendo sui sassolini proprio in riva, in modo tale che mi arrivi ogni tanto un po’ d’acqua a lambirmi un piede. Non c’è caldo, si può stare al sole senza soffrire. Apro le braccia e con le mani faccio piccoli fossi tra la ghiaia che subito diventa umida, mentre quella in superficie è tiepida e asciutta. Mi piace far scorrere tra le dita i sassolini che presto cederanno il loro calore all’umidità della notte. Le onde sono piccole e dolcissime, leggere leggere, come un fremito d’ali, come zampette di cucciolo, come una zanzariera di tulle sulla culla di un neonato che freme nell’aria di giugno, quando il sole accende di vita colorata tutto quanto.
Il sole d’estate è forte, è vigoroso come un giovane amante. Ti mostra come l’azzurro del mare può avere tante sfumature e ti colora senza diluirlo il celeste e il rosso delle albe e dei tramonti.
Scende. Vuole insinuarsi tra le mie ciglia e lo lascio fare. Gli sto di fronte e aspetto che vada dietro la linea sfocata dell’orizzonte. E’ sempre un momento triste questo per me, forse lo è per molti ed è difficile sfuggire alla banalità del concetto, ci si casca come fa il sole che si tuffa nel mare, ed io come lui mi tuffo nell’ovvio fino ad annacquarmi. Ma è un dolce stemperarsi nel luogo comune, che mai smetterà di essere quotidiano, che ti offre la natura col tramonto e tu, lì, a spiegare quello che senti e quello che provi, in una regìa di sensazioni che non è la tua e che vorresti dividere con gli altri ma tu li chiami e loro dopo un po’ si distraggono, ti mentono e ti fanno contenta. Oh sì, è bellissimo, che colori…Certo, un tramonto a chi non piace. Ma io mi sciolgo e mi dilungo forse troppo a lungo per gli altri e diluisco e sciolgo la loro attenzione come sto facendo ora.
L’alba di domani sarà un incanto. Mi parlerò da sola. Riemergerò solida come un virgulto dalla terra e, solitaria, mi racconterò com’è bello vedere spuntare il sole dal mare.
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lunedì, 16 maggio 2005

HO PESCATO ALLE ISOLE LOFOTEN
°Parte Seconda°
 
-Si è impigliata!!- gridò Leo. –Anche a me!- Io pure, forse un’alga!- La mia si è ancorata! Tutti quanti avevamo la certezza che ormai le nostre lenze fossero definitivamente perse. Ma Leo tirò senza strattonare il filo e si accorse che risaliva pesantemente, ma risaliva. Si alzò e a gambe divaricate con la barchetta che ondeggiava pericolosamente, urlò.–C’è qualcosa, c’è qualcosa!- intravedeva attraverso l’acqua un luccichio che si stagliava nel nero della profondità. La canna si piegava e la punta toccava la superficie dell’acqua increspandola Alzò la canna in cielo e guizzanti e gocciolanti uscirono dall’acqua 3 grossi merluzzi scuri e argentati che avevano abboccato alle tre parature della lenza.
Il mare era piatto e grigio come a volte può esserlo il mare del Nord. Vedemmo due gabbiani inseguire un’aquila di mare che si era avvicinata troppo al loro nido. Le vette più alte delle Lofoten bucavano le nuvole e si ergevano macchiate di neve sul celeste del cielo. In lontananza si ergeva maestoso con i suoi lucidi cavi di acciaio il ponte ad unica campata che divideva il fiordo dall’oceano scuro. Centinaia di altri gabbiani gridavano dalla costa vicina come in una chiamata generale ai fratelli appena al largo.
Gridammo anche noi. Uno dopo l’altro issammo le canne. Tre merluzzi ciascuno e il più piccolo pesava un chilo. Altro che “è grosso”! Erano enormi. Le nostre grida ad ogni alzata squarciavano la compattezza del silenzio e gli uccelli sui grossi scogli spiccavano il volo spaventati. Eravamo felici e il divertimento era assoluto. Neanche il tempo di calare che i poveri sprovveduti abboccavano riempiendo il fondo della barca.
Tornammo al campeggio dopo un’ora di pesca. Trionfanti col nostro bottino dentro un secchio, ci dirigemmo verso un grosso lavandino posto sul molo per iniziare la conta e la pulizia del pescato.
Sej, eglefini, merluzzi carbonari e bianchi. Circa sette chili di pesce in meno di un’ora! Ma fra tutti spiccava il grosso merluzzo bianco di Leo, un vero mostro, che lui mostrava orgoglioso ai bambini che erano accorsi curiosissimi.
Iniziammo ad incidere il ventre dei pesci per asportare le interiora. Non ho mai pulito un pesce (mi fa un po’ schifo), ma posso affermare con assoluta sincerità che ciò che tolsi dalla pancia di quei mostri mi ricordò fortemente un documentario girato in un mattatoio. Ma, cosa stupefacente, la gioia per quella pesca superava ogni remora e diligentemente svuotai le pance. Lanciavo in aria quel che non serviva e decine di grossi gabbiani afferravano al volo i bocconi, altri stavano sugli scogli piatti a cibarsi di quel notevole carico di proteine come degli avvoltoi.
Un tedesco ci insegnò a filettare il pesce e cucinammo quella delizia sulla brace.
L’indomani andammo via con parte del bottino stivato nel piccolo congelatore. Giovanni dimenticò la sua cassetta per la pesca lì ma fu quasi orgoglioso che qualche pescatore avrebbe potuto usare i suoi fili, le sue esche finte e i suoi ami mediterranei lì, alle Lofoten. Giovanni, come me, non sarebbe andato mai più a pesca nel mare siciliano, mai più pettini e viole da 50 grammi, avrebbe appeso la sua canna al chiodo (gli restava solo quella). Tutti noi, come lui, avremmo atteso la prossima pesca nei mari del Nord, tutti noi sapevamo che saremmo ritornati.
postato da: lofoten alle ore 15:30 | link | commenti (16)
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venerdì, 13 maggio 2005

HO PESCATO ALLE ISOLE LOFOTEN
°°°
*PRIMA PARTE*
 
Mi piace pescare con la canna o con la lenza di fondo.
L’ho fatto qualche volta dalla costa della mia isola ma il mio bottino è stato sempre scarso. Ho un quadro che per me è bellissimo; era di mio padre e raffigura una scena di pesca fine 800 fatta a china e a colori. Sotto c’è scritto: Une petite peche est quand-meme un grand plaisir pour le pecheur.
Quindi come da didascalia posso affermare che le prede anche da 7 centimetri non mi hanno mai deluso, anzi mi fanno divertire un sacco. Pizzicano, tirano e abboccano al piccolo amo col vermetto che gli offro, do uno bello strappo ma non troppo, e tiro su con sommo godimento, perché sento la piccola resistenza che mi fa e anche 80 grammi si sa, sulla canna pesano. Intravedo prima ancora che appaia in superficie la forma e il colore, azzardo sul peso che di solito è “è grosso “o “è piccolo” tralasciando grammi e virgole. E’ fuori. Guizza, scivola, slitta e sguscia. Poi inerte, sfinito, si abbandona all’aria mortale e in un ultimo battere di branchie come un affannoso respiro sembra rassegnarsi alla sconfitta. Pettini, viole, spigole, orate, scorfani, tutto quello che il mare mediterraneo può offrire, o quasi. Racimolare all’incirca 150 grammi di pesce è una vittoria, ma si sa, una piccola pesca è lo stesso un grande piacere per il pescatore.
Ne eravamo a conoscenza. Lo avevamo letto ovunque che in Norvegia si pesca da dio e che è il paradiso dei pescatori. Per questo stipammo sul camper le nostre canne e affini  con  pentole, vestiti, scorte disumane di viveri e formazione al completo, ovverossia sei persone. Destinazione Lofoten.
Le isole Lofoten sono uno splendido arcipelago situato a nord del circolo polare artico e a ovest della costa norvegese. Si slanciano sull’oceano come una grande muraglia (Lofotenveggen) per via dei picchi scuri e aguzzi che le caratterizzano. Ma ha anche meravigliose e tranquille insenature che nulla hanno da invidiare alle baie dei mari del sud. Acque turchesi e trasparenti che lambiscono spiagge bianche. Unica differenza che se guardi verso l’interno ti accorgi che le vette più alte e meno esposte sono ancora innevate nonostante la stagione estiva sia al culmine.
Arrivammo al Bobilcamping di Lyngvær in una dolcissima mattina di agosto con il nostro camper.
Campeggio spartano, sul mare e con molo dove erano ormeggiate alcune barche gialle a motore. Dopo aver sistemato il tutto, ragazzine, panni ad asciugare, pulizie generali, turno lavatrice, ci avviammo verso la baracca reception per affittare un barca. Ci offrirono pure delle lenze, cioè un pezzone di sughero sul quale era avvolta una lenza di un diametro spaventoso, sulla quale ci stavano le parature, cioè altre lenze, legate alla principale, ognuna con la sua esca. Insomma una cosa semplice ma che appare complicata con la mia spiegazione da pescatrice della domenica. L’esca consisteva in un pesciolino finto della serie “è grosso”, preciso preciso come quelli che prendevo nel mio caldo mare. Corredo obbligatorio, giubbotti salvagente, due taniche di benzina e una mappa con una X. Capimmo a volo che la direzione giusta era a destra prima del ponte, un po’ al largo ma non tanto e partimmo.
Appena giungemmo sul posto, lanciammo le nostre lenze con l’esca finta mettendo da parte quelle loro che ci sembrarono davvero spropositate.
Aspettammo nel silenzio assoluto, solo il vento e le grida dei gabbiani facevano da sfondo allo sciabordìo leggero dell’acqua contro la chiglia. Appena qualche minuto e sentii tirare la mia lenza verso il fondo…
 

FINE PRIMA PARTE

postato da: lofoten alle ore 21:18 | link | commenti (1)
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martedì, 10 maggio 2005

 LETTERE DA SAN PIETROBURGO.....arriva la bella stagione

ecco un'altra lettera di Igor del lontano 1995

San Pietroburgo inizio estate 1995

Carissimi,

come si sta ora sotto il sole della Sicilia?

Qua noi stiamo…….non troppo male e in confronto agli altri nostri concittadini e anche meglio.

Veramente, per me è tanto più importante stare con la mia famiglia, tutto l’altro non è molto importante.

Le bambine hanno le vacanze dal fine di maggio (però dovranno andare alla scuola  dal 1 settembre). Ora loro vanno con la mamma al lago fare il bagno e prendere il sole. Le settimane scorse erano tanti caldi, con forte afa. I meteorologi parlavano della  “aria calda del Mediterraneo” (come durante l’inverno italiano parlano della aria fredda della Russia). Ma gli ultimi giorni tutto è cambiato per il meglio. Ora la temperatura è di 23°, con il sole per noi è ottimo.

Qua è arrivato il tempo delle “notti bianchi”, cioè l’alba è alle 2 di notte, ed il tramonte dopo le 23, quasi a mezzanotte. Ma anche dopo il tramonto il sole rimane vicino al horizonte, e lo rimane rosso. C’è un po’ di buio, cioè non proprio buio, ma un po’scuro per mezz’ora all’uno di notte. E’ bellissimo e molto poetico.

Però in campagna è l’ora delle zanzare. Loro volano come le nuvole. E sono tutti affamati.

Tanti saluti da tutta la mia famiglia

Igor

postato da: lofoten alle ore 18:43 | link | commenti (4)
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mercoledì, 04 maggio 2005

MA NEL 2006… 

 

Dopo anni di dolorosi moti di invidia positiva* (*invidia positiva è desiderare di possedere la stessa cosa senza per questo toglierla a nessuno, quindi sforzarsi per ottenerla) verso chi ci incrociava allegramente a bordo del proprio “veicolo ricreazionale” e alla buona luce di una tanto attesa eredità comprammo un camper. Tralascio gli interessantissimi racconti dei miei meravigliosi viaggi e passo direttamente al succo.
I miei inverni trascorrono pacifici e veloci tra cartine, guide e internet. Dopo aver deciso la meta insieme al marito, che credo subisca queste mie decisioni, cominciano i preparativi per “il grande viaggio estivo”.
Ma voglio raccontare qui, in breve, (si fa per dire) il faticoso travaglio che porta alla decisione finale.
Passa dicembre che corre con i suoi regali e festeggiamenti e inizia un periodo un po’ morto, fatto di freddo e di letargo, di attesa e di nostalgie del tipo ti ricordi a Cracovia quelle cose fritte nella sugna e vino che avevano sapore di fegato bollito…erano buonissime , ma si sa, ciò che assaggi all’estero spesso è permeato dalla gioia della vacanza che inibisce un po’ il senso critico e ottenebra i sensi. Tutto è bello, tutto è buono. Ciò che è brutto e disgustoso ha sempre una sua radice simpaticamente folkloristica e ci convinciamo che ci piace.
Arriva gennaio e già scalpito nella trepida attesa della Domanda che devo fare al mio consorte. “Allora, dove andiamo questa estate?”. Lui non osa ribattere che ancora è presto, neanche ma con questo freddo come ti vengono queste pensate, bensì con il suo inesauribile senso di iniziativa elargisce tutta una serie di risposte che credo ogni moglie vorrebbe ricevere dal proprio marito. “Boh, fai tu, ecchenesò, mmmmhh…, vediamo…,non lo so proprio, sono le più gettonate e facilmente concede il bis e il tris in queste sue performance d’autore. Io piglio l’indecisione al balzo e vado giù con Grecia, Turchia, Marocco e Tunisia; lui ha come un moto di risveglio dal torpore catatonico e via a sciorinare disgrazie e tragedie dovute alle temperature soffocanti di quei luoghi e previsioni di notti e notti irrespirabili costellate di assalti di non meglio identificati beduini al nostro camper. Conclude il suo elenco nefasto con un timido sguardo laterale e mi dice “Norvegia”. La sua non è una domanda, è un antidoto alle forze sciroccali della natura, alle incursioni mediorientali, un aglio e una croce contro le forze del male, dunque una dichiarazione di guerra. Ma guerra non è, perché da tempo abbiamo appeso le armi al chiodo, quindi si cerca un via d’accordo pacifica. Amo la Norvegia, è di dominio pubblico, ma quest’anno voglio fare mare e spiagge assolate e non cedo anche se faccio finta di valutare l’annuncio. “Bellooo sì…ma Rosi e Giovanni volevano venire con noi in Norvegia, ma quest’anno non possono, che peccato!!” Vedo di far leva sul suo senso dell’amicizia per tentare di rimandare la cosa al 2006. Lui annuisce comprensivo ma è ancora titubante. Ma ecco che il grigio della situazione di stallo si tinge di un’alba inaspettata e non richiesta. “Se fate Grecia vengo anch’io me ne frego del mio ragazzo mi voglio prendere il sole e diventare nera alla faccia di tutto il mondo che bello sì andiamo in Grecia che bello andiamo in Grecia”. E’ la mia adorata ventenne che da tanto non fa più un viaggio con noi, visto la nostra preferenza per i paesi nordici. Alle sue spalle c’è la mia dolce e cupa adolescente che con un leggero cenno della testa fa capire che non è neanche lontanamente d’accordo, che vorrebbe passare le sue vacanze davanti al suo computer, uscire con le sue amiche, oziare ore e ore sul suo letto, stare interminabili ore al suo cellulare, prendersi infiniti gelati. Io le rispondo con un battito di ciglia che le prime quattro cose se le può dimenticare, mentre l’ultima è fattivamente possibile, anzi certa e che comunque, in ogni caso, deve venire con noi. Il padre si sa è un tenero e attento genitore sensibile ai desideri della prole indi per cui accetta la sconfitta subita e noi dettiamo immediatamente le condizioni ai due recalcitranti.
“No musei, no zone archeologiche, solo e sempre mare, costume sempre sotto e fermiamoci qui che è bello senza pensarci due volte, andiamo via che ci è scocciato, oggi non si cucina domani sì (cartello da appendere alla parete del cucinino del camper) ognuno si lava i suoi panni (questo lo appendo io). Suscitiamo l’ilarità anche di “chi sono io e cosa voglio” che con un abbozzato gesto del dito medio parato dall’altra mano in modo che io non veda ma la vedo eccome, esprime il suo dissenso alla sorella sull’ultimo cartello.
Anche “papi” ride. Dice che terrà sempre un ventilatore puntato sul suo corpo e che metterà il filo spinato elettrificato attorno al nostro camper. Poi fa spallucce e con aria decisa da padre vero ci comunica “L’anno venturo Norvegia. Non sento storie!”
Sa che con me sfonda una porta aperta, non vedo l’ora, ma so attendere.
Questa volta voglio tentare la strada del Mediterraneo, per fare qualcosa di diverso, vuol dire che mi porterò nel cuore un po’ di Mare del Nord e la dolcezza dei fiordi, senza rimpianti né nostalgie. Nel 2006 tranquilla che ritorno, per la terza volta, tra i tuoi boschi e le tue cascate. Tu sta lì, eh! Non te ne andare.
 
postato da: lofoten alle ore 18:45 | link | commenti (9)
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Che io possa abbracciare tutto. Che possano crescere i fiori accanto alle mie radici. Che io possa rinfrescare me stessa e gli altri dal buon sole quotidiano. Che io possa sedermi all'ombra del grande albero con lui. Che io possa vedere fiumi e torrenti scorrere verso il mare. Che possa, ancora una volta, in un volo di libellula, sfiorare con le mie ali le acque azzurre di tutti i laghi trasparenti per poi tornare ad essere albero, ramo e foglia che non cade.

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