Dopo anni di dolorosi moti di invidia positiva* (*invidia positiva è desiderare di possedere la stessa cosa senza per questo toglierla a nessuno, quindi sforzarsi per ottenerla) verso chi ci incrociava allegramente a bordo del proprio “veicolo ricreazionale” e alla buona luce di una tanto attesa eredità comprammo un camper. Tralascio gli interessantissimi racconti dei miei meravigliosi viaggi e passo direttamente al succo.
I miei inverni trascorrono pacifici e veloci tra cartine, guide e internet. Dopo aver deciso la meta insieme al marito, che credo subisca queste mie decisioni, cominciano i preparativi per “il grande viaggio estivo”.
Ma voglio raccontare qui, in breve, (si fa per dire) il faticoso travaglio che porta alla decisione finale.
Passa dicembre che corre con i suoi regali e festeggiamenti e inizia un periodo un po’ morto, fatto di freddo e di letargo, di attesa e di nostalgie del tipo ti ricordi a Cracovia quelle cose fritte nella sugna e vino che avevano sapore di fegato bollito…erano buonissime , ma si sa, ciò che assaggi all’estero spesso è permeato dalla gioia della vacanza che inibisce un po’ il senso critico e ottenebra i sensi. Tutto è bello, tutto è buono. Ciò che è brutto e disgustoso ha sempre una sua radice simpaticamente folkloristica e ci convinciamo che ci piace.
Arriva gennaio e già scalpito nella trepida attesa della Domanda che devo fare al mio consorte. “Allora, dove andiamo questa estate?”. Lui non osa ribattere che ancora è presto, neanche ma con questo freddo come ti vengono queste pensate, bensì con il suo inesauribile senso di iniziativa elargisce tutta una serie di risposte che credo ogni moglie vorrebbe ricevere dal proprio marito. “Boh, fai tu, ecchenesò, mmmmhh…, vediamo…,non lo so proprio, sono le più gettonate e facilmente concede il bis e il tris in queste sue performance d’autore. Io piglio l’indecisione al balzo e vado giù con Grecia, Turchia, Marocco e Tunisia; lui ha come un moto di risveglio dal torpore catatonico e via a sciorinare disgrazie e tragedie dovute alle temperature soffocanti di quei luoghi e previsioni di notti e notti irrespirabili costellate di assalti di non meglio identificati beduini al nostro camper. Conclude il suo elenco nefasto con un timido sguardo laterale e mi dice “Norvegia”. La sua non è una domanda, è un antidoto alle forze sciroccali della natura, alle incursioni mediorientali, un aglio e una croce contro le forze del male, dunque una dichiarazione di guerra. Ma guerra non è, perché da tempo abbiamo appeso le armi al chiodo, quindi si cerca un via d’accordo pacifica. Amo la Norvegia, è di dominio pubblico, ma quest’anno voglio fare mare e spiagge assolate e non cedo anche se faccio finta di valutare l’annuncio. “Bellooo sì…ma Rosi e Giovanni volevano venire con noi in Norvegia, ma quest’anno non possono, che peccato!!” Vedo di far leva sul suo senso dell’amicizia per tentare di rimandare la cosa al 2006. Lui annuisce comprensivo ma è ancora titubante. Ma ecco che il grigio della situazione di stallo si tinge di un’alba inaspettata e non richiesta. “Se fate Grecia vengo anch’io me ne frego del mio ragazzo mi voglio prendere il sole e diventare nera alla faccia di tutto il mondo che bello sì andiamo in Grecia che bello andiamo in Grecia”. E’ la mia adorata ventenne che da tanto non fa più un viaggio con noi, visto la nostra preferenza per i paesi nordici. Alle sue spalle c’è la mia dolce e cupa adolescente che con un leggero cenno della testa fa capire che non è neanche lontanamente d’accordo, che vorrebbe passare le sue vacanze davanti al suo computer, uscire con le sue amiche, oziare ore e ore sul suo letto, stare interminabili ore al suo cellulare, prendersi infiniti gelati. Io le rispondo con un battito di ciglia che le prime quattro cose se le può dimenticare, mentre l’ultima è fattivamente possibile, anzi certa e che comunque, in ogni caso, deve venire con noi. Il padre si sa è un tenero e attento genitore sensibile ai desideri della prole indi per cui accetta la sconfitta subita e noi dettiamo immediatamente le condizioni ai due recalcitranti.
“No musei, no zone archeologiche, solo e sempre mare, costume sempre sotto e fermiamoci qui che è bello senza pensarci due volte, andiamo via che ci è scocciato, oggi non si cucina domani sì (cartello da appendere alla parete del cucinino del camper) ognuno si lava i suoi panni (questo lo appendo io). Suscitiamo l’ilarità anche di “chi sono io e cosa voglio” che con un abbozzato gesto del dito medio parato dall’altra mano in modo che io non veda ma la vedo eccome, esprime il suo dissenso alla sorella sull’ultimo cartello.
Anche “papi” ride. Dice che terrà sempre un ventilatore puntato sul suo corpo e che metterà il filo spinato elettrificato attorno al nostro camper. Poi fa spallucce e con aria decisa da padre vero ci comunica “L’anno venturo Norvegia. Non sento storie!”
Sa che con me sfonda una porta aperta, non vedo l’ora, ma so attendere.
Questa volta voglio tentare la strada del Mediterraneo, per fare qualcosa di diverso, vuol dire che mi porterò nel cuore un po’ di Mare del Nord e la dolcezza dei fiordi, senza rimpianti né nostalgie. Nel 2006 tranquilla che ritorno, per la terza volta, tra i tuoi boschi e le tue cascate. Tu sta lì, eh! Non te ne andare.