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Husøy - Isola di Senja - Norvegia |
Ispirata
Improvvisamente stamattina mi sono accorta che gli alberi di Viale Michelangelo hanno messo le foglie.
Ci sono cose dell'inverno che non riesco a sopportare, come i rami nudi e il cielo grigio compatto.
Poi, improvvisamente mi meraviglio nel vedere, come una sorpresa, le foglie verdi e giovani che brillano al sole che arriva tagliente al mattino presto. Anche il fico di fronte la mia casa ha messo le sue foglie e i gatti in calore lasciano i loro umori per marcare il territorio.
E io sto nell'attesa, come ogni anno, della bella stagione. Un ciclo che si perpetua ed io non mi abituo. Mare, sole, viaggi. Il viaggio. Il viaggio estivo col mio camper verso il nord quest'anno. Germania. Ed io mi sentirò un po' più vicina alla Norvegia, anche se sempre lontana.
La mia Norvegia, che nostalgia...Mi fa piangere come un amante che non ne vuol più sapere, come se fosse un'estate corta un giorno, subito coperta dall'inverno. L'inverno in Norvegia, come vorrei andare lassù fino alle isole Lofoten per vederle ammantate dalla neve che arriva fino al mare. Mi far star male non essere lì quando lo voglio. Mi far star male non potere sentire le grida di quei gabbiani grossi e bianchi, non potere sentire il silenzio di quei luoghi così poco abitati e non poter vedere i giochi di bimbi lasciati lì nei giardinetti delle case senza cancelli, dove appena esci dalla porta calpesti il verde del bosco accanto e dove stendi i panni sui fili di uno stendino a raggiera piantato nell'erba.
Voglio stare a guardare quel mare scuro che alle isole Lofoten diventa smeraldo sul bianco delle spiagge, seduta a guardare il sole che basso all'orizzonte scivola in linea retta per poi risalire di nuovo. Voglio sentire il freddo pungente e il vento che sferza Andenes e i suoi scogli piatti. Voglio sentire il caldo mite di Reine e guardare Husoy dall'alto, Husoy che pare appoggiata sul mare, dove la gente sta nelle case, dove c'è un sentiero che ti porta fino al faro.
Lì mi sono seduta tra il muschio. Mentre un gatto si strusciava contro le mie gambe e un peschereccio tornava a casa circondato da gabbiani in festa, ho guardato i boschi dell'isola di Senja che scendevano fino al mare scuro e mi sono sentita grande e poi piccola, confusa e commossa, felice e malinconica.
Respiravo quell'altro odore di mare che non era il mio, tenevo tra le dita sassi e terra che non mi appartenevano. Ero in Norvegia. E me lo dicevo sottovoce.

Palme
Il mio amico romano Peo, è da un po' di giorni che mi dà il tormento con la storia della palma.
Egli ha passato la sua gioventù cagnola in quel di Via Ammiraglio Rizzo e le due storiche palme alla fine della strada, hanno per lui un significato particolare. Ecco uno dei suoi innumerevoli racconti sulle sue palme. “…Mi divertivo a sistemare le reti sotto la palma per catturare i pappamosche e i fringuelli. La rete si metteva a cerchio tramite un sistema di cordicelle e canne di fiume, poi con uno strattone, si faceva richiudere sugli uccelli che vendevamo al mercato di via Moltalbo. Alle volte usavamo pure la colla, ma poi non li voleva comprare nessuno perché erano tutti spennati. Un giorno decisi di fare pulizia, in troppi avevano gettato rifiuti e copertoni sotto le palme. Presi un cerino e diedi fuoco al materasso che oramai era lì da mesi e wwrooommmmm in cinque minuti pulizia era fatta...certo i topi cominciarono a correre per tutta la via Ammiraglio Rizzo e un pezzo di facciata del palazzo dove io abitavo, al n. 74, diventò tutto nero…ma le mie palme finalmente erano libere di respirare senza più rifiuti…certo una era un pochino bruciata…vabbè quasi tutta bruciata, però erano libere…amavo quelle palme…”
Purtroppo di palme ne è rimasta solo una, e quella che sfiorava la finestra del Peo adolescente non c'è più per motivi a me sconosciuti.
Peo ed io facciamo a gara a chi racconta più fesserie. L'altra volta, dopo che lui mi aveva raccontato che avevano prosciugato il lago di Vico, posto delizioso vicino Viterbo in cui mi fermo ogni anno durante le mie salite camperistiche verso il nord, ho ribattuto prontamente la seguente.
-Certo è un peccato che hanno prosciugato il lago di Vico, ma lo sai che la palma, quell'unica rimasta nella tua adorata Via Ammiraglio Rizzo, non c'è più?
-Come non c'è più...?-
-Ma dai non sai nulla del punteruolo rosso?-
-E che è, un arnese di un falegname di sinistra?-
-No. E' un killer egiziano arrivato in un container via nave dall'Africa.-
-Nooo, la mia povera palma! E dimmi, che ha fatto? L'ha strangolata? L'ha scarnificata col suo arnese rosso fino a farla morire tra indicibili sofferenze? Dimmelo, ti prego!
-Scemo. E' un insetto killer che si mangia l'interno della palma. Scava cunicoli fino a distruggerla del tutto. Le squadre di “abbattitori effettivi” stanno abbattendo, appunto, quelle malate e senza speranza, mentre gli esperti tentano con tutti i mezzi di arginare l'avanzata del killer.
-Sembra un bollettino dell'organizzazione mondiale della sanità reparto ebola quello che mi stai dicendo. Anzi, pare il bollettino dell'F.B.I. alle prese con un serial killer. Senti, però mi viene un dubbio, non è che mi stai raccontando qualche stronzata al solito tuo? E spiegami un'altra cosa. Com'è che su google map la palma si vede? Eh?-
-L'hanno tagliata stamattina e ste mappe non le aggiornano mai.
-Aarghhh...! Mi sento male...
-Allora ritira quella cosa del lago di Vico prosciugato.-
-Ok, la ritiro.-
-E anche quella dell'altro giorno quando dicevi che a nella piazza di Mondello ci devono fare l'Ikea e che a Monte Pellegrino ci devono fare due porno shop zona santuario. Ma poi tu che ne sai che vivi a Roma?-
-Ritiro.-
-Peo, senti. La tua palma c'è ancora. Però la situazione è tragica. Qui si rischia di cambiare il paesaggio siciliano, di stravolgere panorami storici, c'è gente che ha visto massacrare la palma piantata dalla nonna 140 anni fa. Qui si piange nei giardini e si singhiozza nei viali.
-Azz... A Laura ora ce stai a sfracellà. Ah, dimenticavo. Te lo ricordi quel bellissimo parco ad Oslo, bello e pieno de cigni, dove camminavamo a piedi nudi sull'erbetta verde e profumata? Sì quello.-
-E allora?-
Nun c'e sta più. Er maniaco norvegese dei giardinetti se sta a rosicà tutto, erba, fiori, rose, cigni e gelsomini.-
-Scemo, lo gelsomino non c'è in Norvegia.-
-E vabbè, ma manco sto martelletto rosso afgano o come cacchio lo chiami te. Stai sempre a dì stronzate, stai a dì.
-Ellen M. Stien-
Artist from Norway

Title: "Lofoten - Evening"
Filosofia del cuoricino
Nella creazione dei cuoricini bisogna che vengano seguite delle regole alle quali però può effettuarsi qualche eccezione.
Ecco le regole alle quali il rigido attenersi, conferisce al cuoricino creato un punteggio da 1 a 5, a secondo appunto di quanto si è riuscito a riciclare nella sua creazione.
la stoffa deve essere riciclata, ovvero scampoli e rimanenze di tessuti, oppure ancora meglio, se ricavata da biancheria o abiti dismessi. Così pure merletti, bottoni, applicazioni varie.
l'imbottitura deve provenire da vecchi cuscini o giubbotti usati; oppure si può usare materiale povero come calze di nylon vecchie, paglia sintetica e quant'altro il proprio ingegno suggerisce.
Deroga alle regole costituisce l'acquisto di materiale al Centro Gamma o al mercatino, materiale che deve essere assolutamente poco costoso e quindi costituire una vera occasione alla quale non si poteva rinunciare.
Attribuzione punteggio
Il punteggio viene attribuito esclusivamente in base alla consistenza del riciclo del materiale e nella gradevolezza del cuoricino stesso.
Alcuni esempi.
L'uso di un pezzo di tenda che avevamo conservato da anni, l'applicazione di perline di una vecchia collana rotta e di bottoni ricavati da una giacca che stavamo buttando, l'imbottitura di un cuscino consunto, il cordoncino fatto con una vecchia cinta anni '70, daranno al cuoricino stesso il massimo del punteggio, ovvero 5.
L'uso di sostanze profumate naturali raccolte nei campi, da inserire all'interno, conferiranno un bonus di punti 5.
Cuoricini a tema
La creazione di un cuoricino a tema conferirà l'attribuzione di un punto.
Alcuni esempi di cuoricini già realizzati
Cuoricino della sposa. Bianco di fiandra, con applicazioni e perline bianche.
Cuoricino da camera da letto. Ecrù, con merletti, molto delicato.
Cuoricino per ragazza. Stoffa a quadri con applicazioni di legnetti bucati.
Cuoricino del pescatore. Stoffa azzurro mare, pezzetti di rete, un pesciolino di metallo (esca norvegese).
Altri da realizzare.
Cuoricino hard. Del ferramenta. Della cuoca. Dell'infermiera. Del dottore. Del pittore.
Filosofia del cuoricino
La confezione del cuoricino deve essere fatta con estrema calma e rilassatezza.
Mai avere premura, altrimenti tutti i benefici andranno persi.
E' bene che di giorno si cucia col sole addosso (in inverno) o in un posto all'ombra e fresco (d'estate). Mai pensare di stare rubando del tempo prezioso alle vostre faccende di casa nella creazione dei cuoricini. Essi stessi sono un toccasana per la vostra mente e fonte di calma e rilassatezza. Quindi, se un cuoricino non vi viene bene, non buttatelo o non tentate subito di aggiustare il mal fatto nervosamente. Mettetelo invece da parte, lo riprenderete in mano dopo qualche giorno per riciclarlo a sua volta oppure magari riuscirete a concluderlo serenamente.
E' auspicabile lavorare insieme ad un altra persona per confrontarsi e per chiacchierare del più e del meno.
Estremamente gratificante per lo spirito, è l'invio tramite posta del cuoricino (costo con posta prioritaria di euro 1.40 in busta imbottita) a chi volete voi. L'avvenuta ricezione vi procurerà una gioia immensa.

Fare cuoricini è un’attività rilassante ed appagante.
Con le mani crei un cuore dalla forma allungata che ti sta in una mano. Morbidamente imbottito e profumato con civetteria, prende forma da mani che sicuramente non necessitano di esperienza nel cucito. La forma nelle sue curve rotonde, ti evoca dolcezze e sogni antichi, mentre l’essenza che tu scegli con cura ti inebria e ti rilassa.
Scegli la stoffa come ti suggerisce il momento e mentre tagli, l’agitazione ha il sopravvento. Già ti immagini come verrà ed una sottile eccitazione si fa sentire.
Cuci, e il punto facile ti rilassa corpo e mente. Stendi le gambe e rilassi la schiena mentre i punti, un dopo l’altro, si susseguono nella traccia che hai disegnato. Metti l’imbottitura e due gocce di essenza di lavanda e adesso il cuoricino è pronto per essere agghindato. Trine, merletti, bottoni, nastri. La grande scatola trabocca di meraviglie. Provi, scegli e cuci. E’ pronto. Lo riponi insieme agli altri in una scatola col coperchio trasparente. Vuoi che sia tutta piena di cuoricini. Prima di andare a letto ti avvicini al tavolo e senza aprire la scatola, li guardi e puoi sentire il loro profumo attraverso il cartone.
Suona la sveglia, mi alzo, mi impastrocchio con le tazze del latte perché la tazza Irys la vuole la legittima proprietaria ma io prendo la tazza Silvye la riempio di latte e la butto dentro il microonde mentre sul fuoco bolle il pentolino col mio latte e la caffettiera urla che il caffè è uscito tutto e pure la guarnizione, chiamo Irys due volte, la prima si gira e guaisce, la seconda ringhio che è tardi, si alza, borbotta in una lingua sconosciuta buongiorno, sciacqua la tazza Silvye con dentro il latte a duemila gradi e, giustamente (ad ognuno il suo) prende la tazza Irys, riversa il latte freddo che riscalda nel pentolino dove ho riscaldato il mio, mette 4 cucchiai di zucchero ed io ma scusa non sono troppi 4 cucchiai e lei, mi piace dolce, inciampo sulle ciabatte di lui che mi dice prendi i tovagliolini, si siede e dice piano che il caffè è venuto acqua ed io dico come? ma sì che l'ho sentito, risponde niente è che ogni volta fai sto caffè che è acqua, io penso ma non se lo può fare lui, ma lo penso ad alta voce ed ecco che tra i peli di barba ispidi dice va bene lascia stare, la mattina me lo faccio io, ma lo fai anche per me? per te? per te te lo fai tu visto che ti piace acqua, lo guardo mentre prende una merendina al cioccolato e gli dico con voce fintissima dolce ma perché non prendi la sana abitudine di mangiare le fette biscottate con la marmellata ce ne devi mettere proprio un velo e lui, non mi piacciono le fette biscottate e la marmellata mi piace con il burro, e penso che gli potrebbe venire un infarto facendo la prima colazione in maniera sbagliata, allora mentre spalmo di marmellata di arance la mia seconda ed ultima fetta biscottata mi commuovo e penso che non potrei fare a meno di lui, non so il numero del suo bancomat e non so come funzioni un bancomat vabbè continuerei ad usare il mio per i pagamenti, chi è che poi farà le ricariche ai cellulari tramite internet io no di certo non so come si fa, e quali saranno i rubinetti da chiudere in caso di perdita d'acqua? e di gas? moriremo annegati o avvelenati nel sonno? chi monterà poi il video delle vacanze al computer questo sconosciuto? ma certo, non ci saranno più vacanze perché io il camper non lo so guidare e quindi non ci saranno più video da montare. Router, cavi ignoti, videocamere e macchine fotografiche, marciranno nei cassetti lo so.
Devo schizzare fuori di casa e non voglio dargli il bacetto per via della storia del caffè ma penso e se dovesse morire d'infarto mentre sono in ufficio? mi rimarrebbe il rimorso di non avergli dato l'ultimo bacio e allora lo bacio di sfuggita dicendogli ho il rossetto e vado. Traffico non ce n'è perché io scendo alle 7 e guai se tardo 4 minuti trovo il caos , posteggio ma mi accorgo che di notte hanno partorito una zona rimozione e l'hanno abbandonata lungo tutto il tratto dove sono solita posteggiare, impreco e parcheggio due chilometri lontano col piede che mi fa male da due mesi e ancora non mi passa.
Timbro.
Lo chiamo, ehi che fai, lui dice niente, gli dico sono arrivata presto non c'era traffico, sai che hanno messo la zona rimozione qui sotto? vero? e perché? devono fare una pista per i TIR, i TIR? sì, i TIR, come una pista per i TIR? sei la solita, sempre a dire stronzate ed io che ci credo ancora dopo quasi 25 anni, va bene dai una pista ciclabile è lo stesso, no? cretina, scemo, che mangiamo a pranzo? buh ed io che ne so, stasera compriamo le pizze? sì, ok le pizze ma tu mi avevi chiesto che mangiamo a pranzo, a pranzo? ma che ne so sono le 8 del mattino dai, senti il ho ancora il caffè-acqua di stamattina che mi fa su e giù, come? il caffè, ok devo chiudere devo lavorare, mi vuoi bene? come? mi vuoi bene ho detto, no, ok neanch'io, ciao gioia, ciao amore. Allora pizza stasera? Ok pizza.

Non vedo l’ora che venga natale così Silli ed io prepareremo i dolci e le patate.
Una crostata con marmellata, una torta ripiena di crema, le mezzelune di strudel e 5 chili di patate al forno.
Non vedo l’ora che venga natale così andremo tutti a casa di Giuseppe dove ci sarà una grande tavolata. I grandi da una parte e i ragazzi dall’altra.
Non vedo l’ora che venga natale per scambiarci i regalini. Bagnoschiuma, agende e portachiavi.
Non vedo l’ora che venga natale e guardare mio fratello, le mie sorelle e lui, che ridono con il cucchiaio pieno di insalata russa.